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Intermediazione finanziaria ed operazioni inadeguate: valutazione sulla base della pregressa operatività dell’investitore ed elementi di prova di segno contrarioTribunale di Milano – Sentenza 4 settembre 2015

Intermediazione finanziaria – Adeguatezza dell’operazione – Valutazione sulla base della pregressa operatività dell’investitore – Valore indiziario – Valutazione sulla base di elementi di prova di segno contrario – Necessità

Intermediazione finanziaria – Operazioni inadeguate – Violazione dell’obbligo di astensione – Quantificazione del danno – Nesso di causalità in re ipsa – Onere della prova

In materia di intermediazione finanziaria, una delle questioni più delicate e spinose è certamente quella delle operazioni inadeguate rispetto al profilo di rischio dell’investitore.

Anche il Tribunale di Milano, nella persona del Giudice Dott.ssa Antonella Cozzi, è stato chiamato in causa per dirimere una questione su tale fattispecie giudiziale.

Entrando nel merito della causa, con atto di citazione ritualmente notificato, l’attrice conveniva in giudizio Finanza & Futuro Banca S.p.A. e BNP Paribas chiedendo, nei loro confronti, la condanna al risarcimento del danno, per il grave inadempimento per la violazione degli artt. 21 e 23 TUF e degli artt. 26, 28 e 29 del Regolamento Consob n. 11522/98, in relazione ad alcuni investimenti effettuati nel marzo 2006.

Nello specifico, l’attrice esponeva che:

– all’inizio del 2006 entrava in possesso di un’ingente somma di denaro, per successione del padre defunto, che intendeva investire con l’obiettivo di conservare il capitale;

– di aver incontrato, presso il proprio studio ove svolgeva la professione di avvocato, un promotore finanziario di Finanza e Futuro Banca S.p.A. (con il quale aveva già effettuato altri investimenti di natura prudente e di importo limitato) ed un promotore finanziario di BNP Paribas;

– di aver espresso loro la propria volontà di investire il capitale disponibile in modo prudente e di aver ricevuto rassicurazioni in tal senso;

– di avere, quindi, investito l’importo complessivo di € 3.950.000,00, mediante la sottoscrizione, con il promotore finanziario di Finanza & Futuro Banca S.p.A., di sei prodotti finanziari per complessivi € 950.000,00, nonché mediante la sottoscrizione, in data 3.03.2006, di un contratto di gestione di portafogli di investimento con BNP Paribas, tramite un suo promotore finanziario, con il conferimento di € 3.000.000,00, di cui € 500.000,00 venivano destinati all’acquisto di quote dell’hedge found Kairos Low Volatily.

L’attrice denunciava la violazione, da parte delle convenute, dell’obbligo di informativa attiva e passiva e l’inadeguatezza degli investimenti suindicati.

In particolare assumeva, in relazione alla convenuta Finanza & Futuro S.p.A. che, nonostante l’ingente capitale investito, il promotore finanziario non le aveva fornito alcuna informazione sull’investimento e non aveva acquisito informazioni sulla sua esperienza, sugli obiettivi di investimento e sulla sua propensione al rischio, ritenendo sufficienti il modello c.d. DAC – Documento Unico Accessorio al Contratto, sottoscritto dall’attrice nel giugno 2003, in cui la predetta non aveva fornito alcuna informazione. L’attrice lamentava, quindi, che gli investimenti manifestavano, sin dall’inizio, la tendenza al ribasso e che le perdite subite la inducevano a disinvestire, nei mesi di maggio e giugno 2006, ottenendo la restituzione del minore importo di € 919.805,55 con una perdita di € 30.194,45.

Nei confronti di BNP Paribas, l’attrice richiamava le informazioni fomite relativamente al proprio profilo di investimento, in cui dichiarava di avere una bassa conoscenza degli strumenti finanziari, dei mercati e dei settori economici, di perseguire come obiettivo la rivalutazione del capitale, di accettare un rischio medio, di mirare ad una moderata crescita del capitale e/o dei redditi e di essere disponibile ad una esposizione al rischio valutario moderato, quindi assumeva, oltre alla violazione degli obblighi informativi, anche l’inadeguatezza dell’investimento in relazione al suo profilo di rischio, per tipologia e oggetto, dimensione e frequenza.

Rilevava, in particolare, la responsabilità della convenuta BNP Paribas anche in relazione all’operazione di investimento nelle quote dell’hedge found Karios Low Volatily, per cui era stata segnalata l’inadeguatezza e acquisita l’autorizzazione scritta all’esecuzione dell’operazione, in quanto la convenuta avrebbe dovuto astenersi non soltanto dall’eseguire, ma anche dal suggerire e consigliare l’operazione inadeguata, che era, invece, stata caldeggiata dalla banca.

Inoltre l’attrice lamentava che i documenti relativi alla segnalazione dell’inadeguatezza e all’autorizzazione ad eseguire l’operazione, le erano stati presentati come mere formalità e, comunque, non riportavano le ragioni dell’inadeguatezza, così come previsto dall’art. 29 Regolamento Consob n. 11522/98.

L’attrice lamentava, quindi, di aver subito, già nel breve periodo, ingenti perdite che la inducevano, dopo soli nove mesi, a disinvestire la gestione, con una perdita di € 35.330,56.

L’attrice sosteneva, anche, di aver sottoscritto dei moduli in bianco, che le erano stati sottoposti, negli incontri avvenuti presso il suo studio dai promotori finanziari, che procedevano successivamente a compilarli.

Concludeva, quindi, chiedendo il risarcimento del danno subito per la condotta scorretta delle convenute, che non si erano attenute ai canoni minimi di diligenza, correttezza e trasparenza previsti dalla normativa primaria e secondaria in materia.

Finanza & Futuro Banca S.p.A. e BNP Paribas si costituivano in giudizio e contestavano quanto dedotto, chiedendo il rigetto delle domande attoree.

Secondo quanto statuito dal Tribunale di Milano, la violazione dell’obbligo di astensione, di cui all’art. 29 Regolamento Consob n. 11522/98, comporta la responsabilità dell’intermediario per il danno subito dall’investitore, consistente nella perdita del capitale investito, e non richiede un’ulteriore prova del nesso causale tra l’inadempimento ed il danno.

Infatti, l’esecuzione, da parte dell’intermediario di un’operazione inadeguata che non doveva eseguire, è una condotta che non soltanto integra, di per sé, l’illecito, ma costituisce anche la causa del danno subito dall’investitore, il quale viene esposto al pericolo insito nell’operazione che la norma mirava a prevenire, con il divieto di esecuzione, ritenendola pregiudizievole.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Milano – Sentenza 4 settembre 2015

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