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Usura bancaria: la contabilizzazione degli interessi usurari realizza un profitto del reatoCassazione Penale – Sentenza 27 ottobre 2015, n. 45642

Ed ecco l’ennesima sentenza in materia di usura. Questa volta si parla di usura penale ed a pronunciarsi è la Cassazione Penale, che con la sentenza in commento, ha statuito che l’usura bancaria scatta al momento della contabilizzazione degli interessi.

Entrando nel merito della causa, il Tribunale di Torino, nell’ambito di procedimento penale per i reati di usura aggravata, confermava i decreti di sequestro preventivo verso la banca, emessi dal Giudice per le indagini preliminari per contabilizzazione di interessi passivi oltre soglia.

Ricorreva allora per Cassazione il difensore della banca deducendo:

1. Inosservanza e/o erronea applicazione dell’art. 644, ultimo comma, c.p. in relazione all’art. 606, lett. b), c.p.p.

Contestava, innanzitutto, la difesa di parte ricorrente il fatto – sostenuto dal Tribunale del riesame – che il profitto del reato di usura sottoponibile a confisca, ai sensi dell’art. 644, ultimo comma, c.p., possa essere individuato anche in una diminuzione dell’esposizione debitoria e ciò perché il creditore che si limita a ridurre il proprio credito senza, quindi, aver ricevuto l’intero capitale dato a prestito e gli interessi maturati sullo stesso non conseguirebbe un effettivo arricchimento patrimoniale.

In sostanza, secondo la tesi difensiva, la confisca prevista dalla norma citata – e prima ancora il sequestro alla stessa finalizzato – potrebbero essere disposti solo nel caso In cui il debitore abbia effettivamente rimborsato il capitale erogatogli e corrisposto sia gli interessi legittimi che quelli oltre soglia.

Decidendo diversamente rispetto ai rilievi di cui sopra, il Tribunale sarebbe, quindi, incorso in una violazione di legge.

2. Inesistenza o mera apparenza della motivazione, ai sensi dell’art. 606, lett. c), c.p.p. in relazione all’art. 125, comma 3, c.p..

Secondo la tesi difensiva, il Tribunale non si sarebbe attenuto allo stringente onere motivazionale che gli competeva. In particolare:

a) per alcuni conti correnti su cui sarebbero stati applicati interessi usurari l’ordinanza non ha indicato se vi siano stati dei rimborsi;

b) in altri casi il Tribunale non avrebbe quantificato detti rimborsi;

c) il Tribunale avrebbe lasciato intendere che i rimborsi idonei a pagare il profitto del reato possano essere anche quelli precedenti ai trimestri nei quali sarebbero stati applicati interessi usurari, ma non avrebbe poi spiegato quale sarebbe il collegamento sinallagmatico degli stessi con il profitto del reato;

d) il Tribunale non avrebbe spiegato, nella motivazione del provvedimento, impugnato perché ha ritenuto che la riduzione dell’esposizione debitoria idonea a far conseguire il profitto del reato sia anche quella relativa a rapporti di credito diversi da quelli sui quali sarebbero stati applicati gli interessi usurari.

3. Inosservanza e/o erronea applicazione dell’art. 644, ultimo comma, c.p. in relazione agli artt. 606, lett. b), e 321, comma 2, ex art. 606, lett. c), c.p.p..

La difesa ha, inoltre, sostenuto che il Tribunale ha ritenuto che la valutazione sui diritti della persona offesa, ai sensi dell’art. 644, ultimo comma, c.p. (prevalenti rispetto alla confisca in base a quanto previsto dal combinato disposto degli artt. 19 e 53 del D.Lgs. n. 231/2001) deve essere rinviata alla successiva fase dibattimentale con l’ulteriore conseguenza che non vi sarebbe stata una violazione del principio di adeguatezza e proporzionalità tra quanto sequestrato e quanto confiscabile, così incorrendo, anche in questo caso, in una violazione di legge atteso che, secondo costante giurisprudenza in materia, il sequestro deve essere proporzionato alla successiva eventuale misura di confisca.

Sarebbe, infine, errato, quanto osservato dal Tribunale circa il fatto che il sequestro sia giustificato dal timore di una dispersione o sottrazione del denaro posto sotto il vincolo, atteso che i sequestri de quibus non sovraintendono ad esigenze di natura conservativa.

Di tutt’altro avviso è la Corte di Cassazione, la quale ha statuito che, in tema di usura penale bancaria, configura un profitto del reato, come tale confiscabile, la mera contabilizzazione in conto corrente di interessi usurari a carico del cliente. Ed, infatti, lo stesso risulta già privato, per il fatto della contabilizzazione, della facoltà di disporre delle somme pari agli interessi usurari; mentre la banca è già in condizione di apprendere quelle somme.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Penale – Sentenza 27 ottobre 2015, n. 45642