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Contratto di mutuo ed usura: tasso di mora e clausola di salvaguardiaTribunale di Padova – Sentenza 13 gennaio 2016

Contratto di mutuo – Tasso di mora – Usura – Clausola di salvaguardia – Arrotondamento al tasso soglia usura arrotondato per difetto a favore del correntista – Esclusione ab origine della violazione della soglia dell’usura

Contratto di mutuo – Tasso di mora – Usura – Mancato rilevamento del tasso di mora da parte dei decreti trimestrali ministeriali – Aumento della mora media rilevata dalla Banca d’Italia con delta del 2,10%

Contratto di mutuo – Ammortamento alla francese – Maggiore onerosità – Capitalizzazione composta – Effetti sulla determinazione della quota di interessi – Esclusione

Quello dell’usura bancaria e dell’anatocismo nei contratti di mutuo è certamente uno dei temi più discussi nei nostri Tribunali. Questa volta è toccato al Tribunale di Padova che, in persona del Giudice Bertola, si è soffermato soprattutto sul tasso di mora, sulla clausola di salvaguardia e sul metodo di ammortamento alla francese.

Entrando nel merito della causa, parte attrice ha convenuto in giudizio parte convenuta chiedendo l’accertamento della usurarietà della pattuizione degli interessi in due contratti di mutuo, uno a tasso fisso ed uno variabile, e la conseguente condanna alla restituzione di quanto illegittimamente addebitato.

In realtà entrambi i mutui erano a tasso variabile. Il primo, del 20.01.2004, prevedeva un tasso fisso del 3,1% solo per i primi sei mesi e poi diventava a tasso variabile. Il secondo, invece, del 20.09.2007, era integralmente variabile.

Parte attrice, inoltre, ha precisato di aver integralmente estinto entrambi i mutui e non ha contestato quanto eccepito dalla convenuta, di essere mai andato in mora.

La convenuta ha chiesto di respingere le domande attoree.

Il Tribunale, chiarisce che la usurarietà della pattuizione va rilevata nella sua genesi, in quanto se l’usura si verifica in concreto nel corso dell’applicazione delle pattuizioni, si dovrà parlare di usura sopravvenuta e non di usura originaria.

Nel caso in esame, ciò appare inverosimile in quanto, essendo i contratti di mutuo oggetto di causa a tasso variabile ancorati all’EURIBOR, i tassi avranno avuto un andamento conforme all’andamento di quel tasso e l’attrice non ha mai dedotto alcunché sul modo di svilupparsi del tasso nel corso dei rapporti, concentrandosi esclusivamente sull’originaria pattuizione. Da ciò consegue che si deve dare per assodato che la banca abbia correttamente recepito le variazioni periodiche dell’EURIBOR, come da contratti.

Il primo mutuo, per esempio, prevedeva un tasso corrispettivo iniziale del 3,10%. Il tasso medio di riferimento, citato dalla stessa parte attrice, era all’epoca del 4,24% e quello soglia del 6,36%.

Il tasso corrispettivo è, quindi, talmente lontano dalla soglia che non vi è alcuna possibilità che l’abbia superata. Parte attrice, del resto, non ha introdotto elementi di fatto che possano indurre a ritenere che vi sia stato uno sforamento.

Maggiori problematiche si pongono, invece, per il tasso di mora.

La mora pattuita in entrambi i contratti prevede una clausola particolare di salvaguardia che di fatto garantisce alla banca che il tasso di mora sia il tasso soglia usura arrotondato per difetto a favore del correntista.

Tale clausola impedisce, dunque, ab origine che quella pattuizione possa sforare la soglia, proprio per come è stata pattuita.

Per quanto premesso, il Tribunale di Padova ha ritenuto infondate le domande attoree e pertanto le ha respinte.

Infine, il Tribunale di Padova si è soffermato anche sul metodo di ammortamento alla francese.

Secondo il Giudice Bertola, è infondata anche la deduzione per cui il metodo di ammortamento alla francese genererebbe un indebito anatocismo.

È vero che per la determinazione della rata periodica nell’ammortamento francese viene utilizzata la formula di capitalizzazione composta, ma, è anche vero che ciò non ha alcun effetto nella determinazione della quota interessi, calcolata sul debito residuo, quindi sul solo capitale.

La nota formula matematica del piano di ammortamento alla francese viene utilizzata “esclusivamente” per determinare l’equivalenza tra il totale delle quote capitale contenute nelle rate ed il prestito. In sostanza, con la formula è determinato l’unico importo della rata costante che sia in grado di rimborsare quel prestito, con l’applicazione di quel tasso ed in quel lasso di tempo.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Padova – Sentenza 13 gennaio 2016

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