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Usura: commissione di massimo scoperto e tasso usurarioTribunale di Torino – Ordinanza 23 dicembre 2015

Il Tribunale di Torino, con l’ordinanza in commento, ha fornito interessanti spunti di riflessione in materia di usura, nello specifico, soffermandosi su quali devono essere gli addendi del tasso usurario.

La vicenda processuale trae spunto dall’opposizione ad un decreto ingiuntivo con cui il Tribunale di Torino ingiungeva ad una società, in persona del socio accomandatario, nonché ai fideiussori, di pagare, in solido fra di loro, alla ricorrente, la somma di € 91.550,99 (di cui € 50.421,65 per scoperto di conto corrente ed € 41.129,34 per residuo finanziamento), oltre interessi al tasso legale dal 26 settembre 2012 all’effettivo saldo, le spese e le competenze del procedimento monitorio.

Secondo quanto statuito dal Tribunale di Torino, la sussistenza dell’usura deve essere verificata solo a partire dall’entrata in vigore della Legge 7 marzo 1996, n. 108.

Inoltre, ai sensi dell’ art. 644, comma 4, c.p. per la determinazione del tasso di interesse usurario occorre tener conto “delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”. La legge, pertanto, impone di considerare rilevanti, fini della determinazione della fattispecie di usura, tutti gli oneri sopportati dall’utente in conseguenza del suo uso del credito.

Nelle istruzioni in vigore sino al 2009, la Banca d’Italia aveva previsto che le Banche dovevano effettuare la rilevazione dei tassi medi senza comprendere le commissioni di massimo scoperto e le altre spese indicate, invece, dalle norme antiusura.

Anche la Suprema Corte è intervenuta in materia, ritenendo erroneo il contenuto di tale circolare ed affermando che la commissione di massimo scoperto rientra indubbiamente tra gli addendi necessari al calcolo del TEG “trattandosi di un costo indiscutibilmente collegato all’erogazione del credito, giacché ricorre tutte le volte in cui il cliente utilizza concretamente lo scoperto di conto corrente, e funge da corrispettivo per l’onere, a cui l’intermediario finanziario si sottopone, per procurarsi la necessaria provvista di liquidità e tenerla a disposizione del cliente” (Cassazione Penale n. 12028/2010).

La formula adottata dalla Banca D’Italia, pertanto, è contra legem e non può essere utilizzata senza correzioni al fine di stabilire il tasso usuraio.

Occorre, quindi, provvedere a ricalcolare il tasso effettivo medio globale (TEGM), sulla base dei dati esistenti sul sito internet della Banca d’Italia, o, in difetto, richiedendo a quest’ultima i dati necessari, secondo i criteri previsti dalla Legge n. 108/96.

Questo tasso dovrà, poi, essere confrontato con il Teg applicato dalla Banca, nel quale dovranno essere computati “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Torino – Ordinanza 23 dicembre 2015

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