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La VI Commissione della Camera interviene in materia di anatocismoAnche la VI Commissione della Camera è intervenuta sulla controversa questione dell’anatocismo bancario, approvando una Risoluzione (7-00852) con la quale ha “impegna[to] il Governo ad assumere ogni iniziativa utile … affinché la delibera del CICR (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio)” di cui all’art. 120 TUB “sia quanto prima resa operativa”.

La materia della produzione di interessi nell’ambito delle operazioni bancarie (c.d. anatocismo) è stata più volte oggetto di interventi da parte del legislatore, e di questi, ultimo in ordine di tempo, è la Legge di stabilità per il 2014 (Legge 27 dicembre 2013, n. 147), la quale, all’articolo 1, comma 629, ha stabilito che:

“All’articolo 120 del Testo Unico di cui al Decreto Legislativo 1° settembre 1993, n. 385, il comma 2 è sostituito dal seguente:

2. Il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che:

a) nelle operazioni in conto corrente sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori;

b) gli interessi periodicamente capitalizzati (contabilizzati) non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale”.

La suddetta disposizione fu adottata dal Parlamento allo scopo evidente ed inequivoco di cancellare dall’ordinamento giuridico l’anatocismo, meccanismo già disciplinato dall’articolo 1283 del Codice Civile, stabilendo l’improduttività degli interessi composti e mettendo così la parola fine ad un comportamento adottato da molti istituti di credito, riconosciuto illegittimo dalla giurisprudenza, ma costantemente tollerato dal legislatore, proposito che però sconta alcune difficoltà ricostruttive, originate dal tenore letterale della norma.

Infatti, nonostante la nuova previsione sia stata introdotta al fine di impedire l’instaurarsi nei rapporti tra istituti di credito e correntisti di qualsivoglia forma del suddetto meccanismo, la stessa, in mancanza della richiamata delibera del CICR, non ha, comunque, prodotto in maniera uniforme sul territorio i risultati attesi, avendo alcuni Tribunali interpretato la detta delibera come indispensabile all’applicabilità della norma.

In materia è intervenuta anche la Commissione europea, in persona del Direttore generale della stabilità finanziaria Jonathan Faull, il quale ha segnalato, in una lettera inviata all’ambasciatore italiano presso l’Unione europea, Stefano Sannino, che “le norme introdotte nel corso dell’esame della Legge di stabilità 2014 sul divieto assoluto di anatocismo bancario risultano “poco chiare” e poiché rendono “più onerose e complicate alcune operazioni bancarie, potrebbero tradursi in ostacoli ingiustificati alla prestazione di servizi bancari da parte di operatori stranieri che operano in Italia””.

Tale missiva, si legge nella Risoluzione, “pone l’accento sul fatto che, nonostante il provvedimento non sia stato ancora adottato, alcuni Tribunali italiani hanno considerato direttamente applicabile tale divieto”.

Contestualmente, la Commissione ha pure approvato la Risoluzione (7-00767) che, seppure nell’ottica di “impegna[re] ad assumere ogni utile iniziativa di competenza affinché́ sia confermata un’interpretazione che impedisca qualunque forma di anatocismo su rapporti regolati in conto corrente, conto di pagamento e finanziamenti a valere su carte di credito”, lascia “ferma … la possibilità̀ che nelle aperture di credito in conto corrente e nei rapporti ad esse assimilabili la banca e il cliente pattuiscano, con accordo espresso, che il pagamento degli interessi maturati e divenuti esigibili possa avvenire utilizzando il fido e quindi, se del caso, con un incremento dello scoperto in essere”.

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