+39 091-6260146 info@creditofinanzanews.it  

Centrale dei Rischi della Banca d’Italia: domanda cautelare per cancellazione di errata segnalazione a sofferenzaTribunale di Verona – Ordinanza 12 novembre 2015

Centrale dei Rischi – Sistematica pluriennale tolleranza della banca agli sconfinamenti – Non incidenza sulla affidabilità creditizia del cliente – Repentina richiesta di rientro – Fumus della insussistenza del requisito dello stato di insolvenza o stato equiparabile – Sussiste – Cancellazione errata segnalazione

Con l’ordinanza in commento, il Tribunale di Verona, nella persona del Giudice Dott.ssa Eugenia Tommasi di Vignano, si è pronunciato in merito alla delicata questione della errata segnalazione a sofferenza presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia.

Secondo quanto statuito dal Giudice adito, nella valutazione della sussistenza della situazione dì insolvenza, che funge da presupposto per la segnalazione a sofferenza presso la Centrale dei Rischi della Banca Italia, è necessario valutare la complessiva situazione economico-finanziaria del cliente e non, dunque, fermarsi soltanto al ritardo nel pagamento di un debito.

Se è vero che l’occasionale tolleranza da parte della banca di modesti sconfinamenti dal fido concesso non determina una modifica contrattuale del limite di fido, né giustifica l’affidamento del correntista sulla concessione di un fido maggiore, è anche vero che la sistematica tolleranza da parte della banca di imponenti sconfinamenti del cliente, cui per anni è consentito un utilizzo largamente superiore al fido formalmente concesso, legittima un ragionevole affidamento del cliente nella prosecuzione di tale tolleranza da parte della banca, sul rilievo che essa presupponga quantomeno la valutazione circa la sufficiente affidabilità creditizia del cliente (cui altrimenti non sarebbe consentito a lungo il pericoloso irregolare utilizzo delle linee di credito accordate).

Per altro verso, la pratica della banca di reiterata pluriennale tolleranza di costanti e importanti sconfinamenti del cliente si traduce in una precisa scelta di politica gestionale del rapporto con la società, tenuto anche conto del maggior lucro riveniente alla banca dalla perdurante applicazione dei più alti interessi contrattuali su sconfino e delle commissioni legate allo scoperto del conto.

Tale scelta di gestione, presupponendo la valutazione di sufficiente affidabilità creditizia del cliente e fondando il legittimo affidamento di questo sulla prosecuzione del rapporto alle medesime condizioni, si pone in contrasto con il repentino recesso dal rapporto da parte della banca stessa e la conseguente richiesta al cliente di rientro immediato del debito.

Tale scelta potrebbe essere soltanto giustificata dal sopravvenuto mutamento in pejus delle condizioni economico-finanziarie del cliente.

Ciò premesso, grava sulla banca segnalante la verifica preventiva della sussistenza del presupposto sostanziale della segnalazione a sofferenza, cioè del sopravvenuto stato di insolvenza della società, così come l’offerta, nella successiva eventuale sede di verifica giudiziaria della legittimità della segnalazione, della prova di avere accertato la ricorrenza del detto presupposto prima di procedere alla segnalazione “a sofferenza” presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia.

Nel caso sottoposto al Tribunale di Verona, la banca resistente non ha in alcun modo provato l’intervenuto mutamento in pejus delle condizioni economico-finanziarie del cliente, ossia il sopravvenuto suo stato di insolvenza o una situazione sostanzialmente equiparabile allo stato di insolvenza, essendosi soltanto limitata a valorizzare il “… prolungato andamento irregolare del rapporto, con inosservanza anche di un pregresso piano di rientro risalente al 2005”.

Analizzando la vicenda nel suo complesso, si può cogliere un’evidente illogicità nel comportamento della banca che da una parte, rimane inerme nonostante il sistematico pluriennale utilizzo delle linee di credito in misura superiore all’accordato formale da parte del cliente, tollerando, dunque, per anni tale comportamento che gli ha fruttato indubbi vantaggi economici, e ciò sull’evidente presupposto della sufficiente affidabilità creditizia del cliente e, dall’altra, si aggrappa, invece, all’inosservanza di un non meglio individuato piano di rientro del 2005 – che tuttavia non ha impedito alla banca stessa di proseguire a tollerare i perduranti sconfinamenti sino a tutto il 2010, ciò valendo di per sé a smentire in che l’inosservanza dell’indicato piano di rientro possa aver rappresentato per la stessa banca un indice di sopravvenuto stato di insolvenza della società, ossia un indice di concreto ed effettivo pericolo di prossima mancata realizzazione del suo credito.

Inoltre, un ulteriore indice dal quale la banca, con l’ordinaria diligenza, avrebbe potuto trarre l’insussistenza del presupposto dello “stato di insolvenza” della società è anche rappresentato dall’assenza di protesti, azioni esecutive, ingiunzioni monitorie provvisoriamente esecutive o altri fatti pregiudizievoli a carico della società e dei suoi garanti, che non sono, infatti, stati in alcun modo nemmeno dedotti in causa dalla banca.

In applicazione dei principi ricavabili dalla Circolare n. 139/91, i dati che precedono vanno esaminati congiuntamente ai buoni risultati delle vendite estere della società, cioè dell’elemento che esprime la maggior parte del fatturato della società stessa. È, dunque, rilevabile un trend di forte crescita, che dimostra, ad opinione del Giudice adito, la sussistenza di margini di futuro recupero di una condizione fisiologica dell’operatività della società.

In sintesi, dunque, secondo quanto statuito dal Tribunale di Verona, la tolleranza di reiterati e pluriennali sconfinamenti evidenzia scelte di gestione della banca che presuppongono, piuttosto, la valutazione di sufficiente affidabilità creditizia del cliente e fondano il legittimo affidamento di questo ultimo sulla prosecuzione del rapporto.

Ne consegue che la richiesta al cliente di rientro immediato, in assenza di concreti indici di sopravvenuto peggioramento della situazione economico-finanziaria, costituisce violazione degli obblighi di buona fede e correttezza nel rapporto e la contestuale segnalazione a sofferenza della posizione del cliente appare priva dei requisiti indispensabili e, pertanto, ne deve essere ordinata, in via cautelare, l’immediata cancellazione.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Verona – Ordinanza 12 novembre 2015