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Breve guida sul bail-in

Con la breve guida che segue, vediamo di fare un po’ di chiarezza, soprattutto per i non addetti ai lavori, su un argomento balzato agli onori della cronaca in questo ultimo periodo: il bail-in.

Facendo un breve excursus normativo in materia, la Direttiva europea BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) ha introdotto, in tutti gli Stati membri, regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche e delle imprese di investimento. La BRRD è stata recepita anche in Italia attraverso l’emanazione del Decreto Legislativo 16 novembre 2015, n. 180.

La novità più importante introdotta dalla nuova normativa consiste nel fatto che per la gestione delle crisi dovranno essere utilizzate soltanto risorse del settore privato. In tal modo, si riducono gli effetti negativi sul sistema economico e si evita che il costo dei salvataggi gravi indistintamente su tutti i contribuenti.

Il bail-in si applica seguendo una gerarchia schematizzata nell’immagine che segue, elaborata dalla Banca d’Italia:

 Bail in

La logica che c’è dietro questa scelta è piuttosto semplice: chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sosterrà prima degli altri i costi di un eventuale salvataggio, per cui soltanto dopo aver esaurito tutte le risorse della categoria più rischiosa, si passa alla categoria successiva nella scala gerarchica.

Seguendo questa gerarchia, i primi ad essere sacrificati sono i “proprietari” della banca, ossia degli azionisti esistenti, riducendo o azzerando il valore delle loro azioni.

In secondo luogo, verranno chiamate in causa alcune categorie di creditori, le cui attività possono essere trasformate in azioni al fine di ricapitalizzare la banca, e/o ridotte nel valore, nel caso in cui l’azzeramento del valore delle azioni non risulti sufficiente a coprire i costi per l’eventuale salvataggio.

In materia di “investimenti obbligazionari” è importante distinguere tra “obbligazioni normali” (nel gergo bancario “senior”) e “obbligazioni subordinate”. Le prime sono privilegiate rispetto alle azioni. Le seconde, invece, in caso di liquidazione o fallimento dell’emittente, vengono rimborsate solo dopo aver pagato i creditori ordinari (compresi i possessori delle obbligazioni senior).

Le obbligazioni subordinate vengono, quindi, normalmente trattate alla stregua delle azioni, tanto che spesso vengono emesse al posto di azioni, in quanto rappresentano un’alternativa meno onerosa per l’azienda emittente. Per tale ragione sono considerate piuttosto rischiose. Ne sanno qualcosa i detentori di obbligazioni subordinate delle quattro banche salvate dal Governo, i quali hanno perso i risparmi di una vita.

Infine, sono chiamati in causa i depositanti al dettaglio eccedenti i 100.000 euro. Questa categoria, può però essere esclusa dal bail-in in via discrezionale, al fine di evitare il rischio di contagio e preservare la stabilità finanziaria a condizione che il bail-in sia stato applicato ad almeno l’8% del totale delle passività.

Anche per la parte eccedente i 100.000 euro, comunque, i depositi delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese ricevono un trattamento preferenziale. Nello specifico, essi sarebbero chiamati a partecipare ai costi di un eventuale salvataggio soltanto nel caso in cui il bail-in di tutti gli strumenti con un grado di protezione inferiore nella gerarchia fallimentare, non fosse sufficiente a coprire le perdite e a ripristinare un livello adeguato di capitale.

Non corrono, invece, alcun rischio i depositi fino a 100.000 euro, ossia quelli protetti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Questa protezione riguarda, ad esempio, le somme detenute sul conto corrente o in un libretto di deposito ed i certificati di deposito coperti dal Fondo di garanzia. Non riguarda, invece, altre forme di impiego del risparmio quali le obbligazioni emesse dalle banche. Infine, nella valutazione del limite di garanzia è necessario prendere in considerazione il depositante e non il deposito. Ciò significa che se presso una stessa banca sono intestati più conti, la garanzia massima totale corrisponderà a 100.000 euro. Se, invece, lo stesso depositante è titolare di più conti presso istituti di credito differenti, godrà di una garanzia fino a 100.000 euro per ciascuno dei conti a lui intestati. Nel caso di conti cointestati, ciascuno degli intestatari gode di una garanzia massima di 100.000 euro.

Sono, inoltre, protette:

– le passività garantite, inclusi i covered bonds e altri strumenti garantiti;

– le passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela o in virtù di una relazione fiduciaria, come ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli detenuti in un conto apposito;

– i debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare.

In Italia la completa applicazione del bail-in è prevista solo a partire dal 2016.

Consigli per l’investitore

Innanzitutto l’investitore/correntista dovrà porre attenzione al rating, ossia alla valutazione delle agenzie internazionali, che però in passato non ha evitato scottature.

C’è poi il consensus degli analisti, ovvero i “consigli” di eventuale acquisto, mantenimento o vendita di un titolo.

Il dato, però, più interessante è il coefficiente patrimoniale, o anche coefficiente di solidità patrimoniale che è espresso come Cet 1 (Common equity tier 1).

Tale valore viene indicato nelle comunicazioni di bilancio e rappresenta il rapporto tra capitale ordinario versato e attività ponderate per il rischio delle banche. Più alto è il Cet 1, maggiore, sempre che i bilanci siano veritieri, è la solidità dell’istituto, dunque di azioni e bond.

Se il Cet 1 scende sotto la soglia fissata dalla Banca Centrale, l’istituto deve porre in atto operazioni di rafforzamento patrimoniale. Qualora, quindi, sopraggiunga un grave squilibrio, può scattare la risoluzione ed il bail in.

La tabella che segue riporta lo stato di salute delle principali banche operanti in Italia.

ISTITUTO BANCARIO CET1 (%)
Banca Popolare di Vicenza 6,80
Veneto Banca 7,12
Banca Popolare di Sondrio 10,14
Unicredit Banca 10,53
Gruppo Banco Desio 10,60
Mediobanca 11,00
Banca Sella 11,13
Banca Popolare di Milano 11,35
Credito Valtellinese 11,40
Banca Popolare dell’Emilia Romagna 11,50
Deutsche Bank 11,50
Monte Dei Paschi di Siena 11,70
Credem 11,77
Banca Carige 12,20
Gruppo Bancario Banco Popolare 12,30
Che Banca! 12,45
Ubi Banca Popolare Commercio e Industria 12,90
Intesa San Paolo 12,40
Banca Generali 13,40
Banca Ifigest 14,625
Gruppo Banca Ifis 15,34
Unipol 17,60
Banca Mediolanum 18,50
Fineco 20,79
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