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Contratti di assicurazione sulla vita e clausole vessatorie: l’Ivass chiede di recepire le indicazioni fornite dalla Cassazione con sentenza n. 17024/2015Ivass – Lettera 17 novembre 2015, n. 0189424 – Clausole vessatorie nei contratti di assicurazione sulla vita – sentenza Cassazione Civile, Sezione III, 20 agosto 2015, n. 17024

L’Ivass, con la lettera in commento, chiede, alle imprese di assicurazione, di recepire le indicazioni fornite dalla Corte di Cassazione, con sentenza 20 agosto 2015, n. 17024, nella redazione delle clausole dei nuovi contratti di assicurazione sulla vita e nella gestione delle richieste di indennizzo relative a contratti già stipulati che dovessero contenere clausole analoghe a quelle oggetto di censura.

Richiamandone sinteticamente i contenuti, la sentenza citata ha riconosciuto il carattere vessatorio di una serie di previsioni contrattuali presenti in una polizza di assicurazione sulla vita, aventi ad oggetto gli oneri posti in capo al beneficiario per ottenere la liquidazione del capitale in caso di morte dell’assicurato.

In particolare, la sentenza ha considerato vessatorie tipiche, e, quindi nulle, ai sensi dell’articolo 33, comma 2, lettera q), del D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, le seguenti clausole, in quanto subordinano il pagamento dell’indennizzo ad adempimenti eccessivamente onerosi da parte del beneficiario:

– sottoscrivere una domanda su apposito modulo predisposto dall’assicuratore, e per di più farlo presso l’agenzia di competenza;

– produrre una relazione medica sulle cause della morte, scritta da un medico su un modulo predisposto dall’assicuratore;

– produrre una dichiarazione del medico autore della relazione di cui sopra, nella quale questi attesti di avere “personalmente curato le risposte”;

– produrre, a semplice richiesta dell’assicuratore, le cartelle cliniche relative ai ricoveri subiti dall’assicurato;

– produrre un atto notorio “riguardante lo stato successorio” dell’assicurato deceduto;

– produrre l’originale della polizza.

Seguendo le indicazioni fornite dalla Suprema Corte, l’Ivass, dunque, statuisce che:

– la previsione per cui il beneficiario deve formulare domanda di indennizzo su un modulo predisposto dall’assicuratore si pone in contrasto col principio di libertà delle forme, che permea l’intera materia delle obbligazioni;

– la previsione per cui il beneficiario deve produrre una relazione medica sulla morte del portatore di rischio, non solo pone un non irrilevante onere economico a carico del beneficiario, ma per di più pone a suo carico l’onere di documentare le cause del sinistro, onere che per legge non ha.

Consulta il testo integrale -> Ivass – Lettera 17 novembre 2015, n. 0189424