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Banca d’Italia illustra le misure del decreto salva-bancheBanca d’Italia – Nota 22 novembre 2015

Informazioni sulla soluzione delle crisi di Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, CariChieti e Cassa di Risparmio di Ferrara

Banca d’Italia, con la nota in commento, ha illustrato le principali caratteristiche delle misure adottate dal Governo con il decreto salva-banche, con il quale è stata risolta la crisi di quattro banche in amministrazione straordinaria: Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti.

Il decreto è stato approvato nel Consiglio dei ministri dello scorso 22 novembre e le misure adottate sono state ritenute, sia dalla Banca d’Italia che dalla Commissione Europea, compatibili con le norme europee in materia di “aiuti di Stato”.

Il Governo e la Banca d’Italia, hanno lavorato in stretta collaborazione e intesa, agendo ciascuno in base alle proprie competenze e responsabilità.

La soluzione adottata dal Governo assicura la continuità operativa delle banche ed il loro risanamento, nell’interesse dell’economia dei territori in cui esse sono insediate; tutela pienamente i risparmi di famiglie e imprese detenuti nella forma di depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie; preserva tutti i rapporti di lavoro in essere; non utilizza denaro pubblico.

Le perdite accumulate nel tempo da queste banche sono state, invece, assorbite, in prima battuta, dagli strumenti di investimento più rischiosi: le azioni e le “obbligazioni subordinate”.

La soluzione adottata si articola secondo il seguente schema:

– per ciascuna delle quattro banche la parte “buona” è stata separata da quella “cattiva” del bilancio;

– alla parte buona (“banca buona” o “banca-ponte” o “bridge bank”) sono state conferite tutte le attività diverse dai prestiti “in sofferenza”, cioè quelli di più dubbio realizzo; a fronte di tali attività vi sono i depositi, i conti correnti e le obbligazioni ordinarie. Il capitale è stato ricostituito a circa il 9% del totale dell’attivo (ponderato per il rischio) dal “Fondo di Risoluzione”, che è un fondo previsto dalle norme europee e italiane ed è amministrato dall’Unità di Risoluzione della Banca d’Italia;

– si è, inoltre, costituita una “banca cattiva” (“bad bank”), priva di licenza bancaria nonostante il nome, in cui sono stati concentrati i prestiti in sofferenza che residuano una volta fatte assorbire le perdite dalle azioni e dalle obbligazioni subordinate e, per la parte eccedente, da un apporto del Fondo di Risoluzione. Quest’ultimo fornisce alla banca cattiva anche la necessaria dotazione di capitale;

– lo Stato, quindi il contribuente, non subisce alcun costo in questo processo;

– infine, la liquidità necessaria al Fondo di Risoluzione per iniziare immediatamente a operare è stata anticipata da tre grandi banche, ossia Banca Intesa Sanpaolo, Unicredit e UBI Banca, a tassi di mercato e con scadenza massima di 18 mesi.

Consulta il testo integrale -> Banca d’Italia – Nota 22 novembre 2015