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Carta di credito smarrita: non punibile chi, trovandola, tenta di prelevare denaro contanteTribunale di Campobasso – Sentenza 13 aprile 2015, n. 288

Alla Sezione Penale del Tribunale di Campobasso è stata sottoposta una controversia che può riguardare ognuno di noi, ossia le possibili conseguenze dello smarrimento della carta di credito, come ad esempio il tentato indebito utilizzo da parte di chi la trova.

Entrando nel merito della causa, l’imputato era stato chiamato a rispondere del reato di tentato indebito utilizzo di una carta di credito, ai sensi dell’art. 55, comma 9, D.Lgs. n. 231/2007, per avere tentato di prelevare euro 250,00 presso uno sportello Bancomat, non riuscendo nell’intento per avere digitato due volte il “Pin” errato.

Per il reato contestato è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, congiunta alla pena pecuniaria e, pertanto, lo stesso rientra pienamente nell’ambito applicativo della non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui ai commi 1 e 4 dell’art. 131-bis c.p..

Secondo il Tribunale di Campobasso, in persona del Giudice Dott.ssa Roberta D’Onofrio, va esclusa la punibilità in ragione della modalità non offensiva, né allarmante della condotta e dell’assenza totale di danno, nonché della stretta esiguità del pericolo (stante l’esiguità dell’importo in contestazione, del profitto che l’imputato avrebbe tentato di percepire pari ad euro 250,00), stante, peraltro, la assoluta occasionalità del comportamento.

Nella sostanza la persona offesa avrebbe denunciato di avere smarrito un portafogli che conteneva anche la carta di credito, portafogli, poi, restituito, unitamente alla carta di credito il giorno successivo dall’imputato, in capo al quale si sono incentrati i sospetti che avesse tentato due volte, il giorno prima, di effettuare un prelievo per l’importo indicato a mezzo della carta di credito, sia pure digitando un codice Pin sbagliato.

Il fatto, ipotizzato come tentativo di utilizzo fraudolento di carta di credito altrui, risulta, fin dalla descrizione fornitane in accusa, di una particolare inoffensività. Ciò, sia per l’assenza totale di danno, sia per l’assenza di qualsivoglia connotazione particolarmente allarmante della condotta.

L’imputato è, infatti, persona incensurata, senza alcun precedente penale a suo carico, escludendo la sussistenza di condotte plurime, abituali e reiterate. Inoltre, è stato proprio lo stesso imputato a restituire il portafogli alla persona offesa, contenente anche le carte di credito.

Il Giudice ha, pertanto, dichiarato il non doversi procedere nei confronti dell’imputato per la non imputabilità del fatto di reato in ragione della sua particolare tenuità.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Campobasso – Sentenza 13 aprile 2015, n. 288

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