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Credito al consumo: nullità del contratto tra venditore e consumatore per omissione della descrizione analitica deli bene finanziato, del prezzo e delle condizioni del trasferimento del diritto di proprietàArbitro Bancario Finanziario – Decisione 10 giugno 2015, n. 4697

Credito al consumo – Contratti accessori

La decisione in commento dell’Arbitro Bancario Finanziario è particolarmente interessante, in quanto chiarisce gli obblighi del fornitore nell’ambito di un contratto di credito al consumo stipulato con un consumatore.

La vicenda trae origine in data 5 marzo 2012, quando il ricorrente stipulava un contratto per l’acquisto di un impianto fotovoltaico ed otteneva dall’intermediario un prestito finalizzato per l’importo complessivo di € 42.000,00.

Il cliente procedeva regolarmente all’ammortamento del debito a decorrere dal 12 aprile 2012 fino al 31 maggio 2013. In tale data chiedeva al finanziatore la risoluzione del contratto, ai sensi dell’art. 125-quinquies TUB, e la restituzione di tutte le rate pagate per un totale di € 6.240,00.

Il ricorrente riferiva, infatti, che l’azienda fornitrice, pur avendo installato l’impianto nell’estate del 2012, non provvedeva a collaudare, né a mettere in esercizio l’opera richiesta.

Nel novembre 2012 il fornitore smontava e portava via l’impianto fotovoltaico a causa di non meglio precisati “problemi tecnici”.

Il ricorrente, dopo aver versato regolarmente le prime 14 rate del suddetto finanziamento e non aver ottenuto a distanza di oltre un anno l’installazione dell’impianto fotovoltaico, metteva in mora la ditta fornitrice mediante raccomandata a/r del 23 aprile 2013. Non ricevendo alcun riscontro e perdurando il grave inadempimento, comunicava alla finanziaria, con missiva del 31 maggio 2013, di voler procedere alla risoluzione del contratto di finanziamento ai sensi dell’art. 125-quinquies TUB.

Il ricorrente precisava, altresì, di aver inviato numerose lettere all’intermediario per comprovare la fondatezza delle proprie richieste. Quest’ultimo, con nota dell’8 luglio 2013, riconosceva che la ditta fornitrice non aveva adempiuto ai propri obblighi contrattuali, ma declinava ogni responsabilità al riguardo e continuava a richiedere il pagamento delle rate del finanziamento.

A causa di detto atteggiamento, il ricorrente (e il coobbligato) sono stati segnalati in SIC quali cattivi pagatori e, pertanto, non hanno potuto ottenere ulteriori finanziamenti.

Il ricorrente si rivolse allora all’ABF per chiedere la risoluzione del contratto di credito al consumo, la restituzione delle rate già pagate, il diritto ad interrompere il pagamento delle rate scadute ed in scadenza e l’immediata cancellazione del suo nome e di quello del coobbligato da tutti i sistemi di informazioni creditizie e centrali rischi.

Sulla base di quanto premesso, appare evidente che il contratto di credito al consumo si riferisce all’intero complesso delle obbligazioni assunte dal fornitore. Non può, quindi, fondatamente ritenersi che le parti abbiano assunto due distinte obbligazioni, l’una riguardante la consegna e l’installazione dell’impianto, l’altra relativa alla sua messa in opera.

Secondo l’ABF è, dunque, indiscutibile che l’impianto, senza la “necessaria connessione con la gestione attiva e costante del processo produttivo, affidata contrattualmente al fornitore, sarebbe stato perfettamente inutile, in quanto privato dello scopo essenziale del contratto”.

L’ABF continua chiarendo che “non può, invece, essere accolta l’istanza volta ad ottenere la dichiarazione di risoluzione del contratto di finanziamento finalizzato, in quanto la stessa implicherebbe una pronuncia di natura costitutiva che esorbita dalle attribuzioni funzionali di questo Collegio, la cui cognizione risulta circoscritta alla sfera dell’accertamento del diritto eventualmente spettante al ricorrente”.

Viceversa, l’accertamento del diritto del ricorrente alla risoluzione del contratto determina quale conseguenza ulteriore l’accoglimento dell’istanza del ricorrente volta a sentire accertare l’obbligo dell’intermediario alla cancellazione dei dati illegittimamente trattati in SIC.

Consulta il testo integrale -> ABF – Decisione 10 giugno 2015, n. 4697

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