+39 091-6260146 info@creditofinanzanews.it  

Ristrutturazione del debito pubblico dello Stato greco: nessuna responsabilità è imputabile alla BCE per il danno subito dagli investitori privatiTribunale dell’Unione europea – Sentenza 7 ottobre 2015

Con la sentenza in commento, il Tribunale dell’Unione europea ha sancita che, relativamente alla ristrutturazione del debito pubblico dello Stato greco, nessuna responsabilità è imputabile alla BCE per il danno subito nel 2012 dagli investitori privati.

I fatti

L’articolo 127 TFUE fissa gli obiettivi e i compiti fondamentali del Sistema europeo delle banche centrali. I protocolli sullo statuto del SEBC e della Banca centrale europea definiscono tali obiettivi e compiti, tra i quali vi sono, in particolare, il mantenimento della stabilità dei prezzi e la buona gestione della politica monetaria.

A fronte della crisi finanziaria e del rischio di default della Grecia, la BCE e le banche centrali nazionali degli Stati membri dell’Eurozona, da una parte, e la Grecia, dall’altra, hanno concluso un accordo il 15 febbraio 2012, secondo il quale i titoli del debito greco detenuti dalla BCE e dalle BCN sarebbero stati scambiati contro nuovi titoli aventi valore nominale, tasso d’interesse e date di scadenza e di pagamento degli interessi identici a quelli dei titoli scambiati, ma con numeri di serie e date di emissione diversi.

Contemporaneamente, le autorità greche ed il settore privato hanno concordato uno scambio volontario e uno scarto di garanzia del 53,5% dei titoli detenuti da investitori privati.

A mezzo di una legge del 23 febbraio 2012, la Grecia ha proceduto a scambiare l’insieme di tali titoli, compresi quelli detenuti da investitori che avevano rifiutato l’offerta di scambio volontario, grazie all’applicazione di una “clausola di azione collettiva”. I detentori privati hanno, allora, visto il valore nominale dei titoli scambiati ridursi del 53,5% in relazione a quello dei titoli inizialmente posseduti.

La decisione del Tribunale

Premesso ciò, più di 200 investitori privati di titoli greci, per la maggior parte italiani, hanno chiesto al Tribunale dell’Unione Europea di condannare la BCE a risarcire il danno loro causato, per un ammontare di 12 milioni di euro, in particolare dall’accordo di scambio del 15 febbraio 2012.

Essi rimproverano sostanzialmente alla BCE di avere violato la buona fede e le legittime aspettative degli investitori privati, nonché il principio di certezza giuridica e il principio di eguaglianza di trattamento.

Con la sentenza in commento, il Tribunale ha respinto la domanda del Signor Accorinti e degli altri investitori ed ha escluso ogni responsabilità della BCE.

Gli investitori privati, infatti, non possono avvalersi del principio di protezione della buona fede, né del principio di certezza giuridica in un ambito come quello della politica monetaria, il cui oggetto comporta un costante adattamento in funzione delle variazioni della situazione economica.

Secondo il Tribunale, gli investitori privati avrebbero dovuto conoscere la situazione economica altamente instabile che determinava la fluttuazione dei valori dei titoli greci. Essi non potevano, dunque, escludere il rischio di una ristrutturazione del debito pubblico greco.

Il Tribunale ritiene, infine, che il principio generale di uguaglianza di trattamento non si possa applicare, in quanto i risparmiatori o creditori privati, da un lato, e la BCE (al pari delle BCN dell’Eurosistema), dall’altro, non si trovavano in una situazione comparabile: di fronte alla crisi finanziaria greca e alle circostanze eccezionali connesse, la BCE è esclusivamente stata guidata da obiettivi d’interesse pubblico, tali, in particolare, l’obiettivo di mantenimento della stabilità dei prezzi e la buona gestione della politica monetaria. Gli investitori o risparmiatori privati, invece, hanno agito al fine di perseguire un interesse puramente privato, cioè al fine di ottenere il massimo rendimento dei loro investimenti.

Consulta il testo integrale -> Tribunale dell’Unione europea – Sentenza 7 ottobre 2015