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Intermediazione finanziaria: concorso di colpa dell’investitore nel danno cagionato dal promotore finanziarioCassazione Civile, Sentenza 22 settembre 2015, n. 18612

Con l’interessante sentenza in commento, la Suprema Corte di Cassazione, in tema di intermediazione finanziaria, ha affrontato la delicata questione del concorso di colpa dell’investitore nel danno cagionato dal promotore finanziario.

Nello specifico, la questione affrontata dalla Suprema Corte verte sulla violazione, da parte del promotore finanziario, degli obblighi di comportamento che la legge pone a suo carico, la quale però non esclude la configurabilità di un concorso di colpa dell’investitore, e la correlata proporzionale riduzione della responsabilità dell’intermediario autorizzato, qualora il comportamento dell’investitore presenti delle anomalie significative, ovvero questi, pur essendo perfettamente a conoscenza, per personale e pluriennale esperienza, del complesso “iter” funzionale che sta a monte della sottoscrizione dei programmi di investimento, ometta di adottare l’ordinaria diligenza, ponendo in essere direttamente comportamenti o avallando comportamenti del promotore devianti rispetto alle ordinarie regole del rapporto professionale tra investitore e promotore.

La società attrice conveniva, dinanzi al Tribunale di Saluzzo, il promotore finanziario e la Banca, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patiti per il comportamento del promotore.

Esponeva:

– di aver intrattenuto, sin dal 2002, rapporti con il promotore finanziario, il quale si occupava dei suoi investimenti quale promotore della Banca convenute;

– di aver riposto fiducia crescente nel promotore, che frequentava abitualmente la sua casa, ed al quale aveva dato accesso alla lettura della corrispondenza proveniente dalla Banca ed aveva consentito di tenere in ordine la sua corrispondenza e documentazione bancaria,

– di aver consegnato al promotore finanziaria varie somme in contanti, senza neppure pretendere la ricevuta, ed, addirittura, il tagliando di una vincita al Superenalotto, affinché lo incassasse, per complessivi quasi 200.000 euro in contanti;

– di aver ricevuto, nel 20014, una comunicazione dalla Banca, con la quale veniva informato che il promotore, con il quale aveva intrattenuto questo stretto legame, era stato sospeso e che le somme non risultavano investite;

– di aver presentato denunzia querela nei confronti del suddetto promotore finanziario per truffa.

Il Tribunale di Saluzzo condannò il promotore finanziario e la Banca, in solido, a risarcire all’investitore l’intero danno subito, pari ad euro 197.410,29, oltre interessi.

La Banca, però, propose appello, chiedendo, in via principale, il rigetto della domanda risarcitoria nei propri confronti ed, in via subordinata, che si riducesse l’importo del risarcimento a suo carico per concorso colposo dell’investitore.

La Corte di Appello di Torino accoglieva, in parte l’appello, riconoscendo il concorso di colpa dell’investitore nella misura del 50% e riducendo, proporzionalmente, la somma dovuta dalla Banca all’investitore, il quale propose ricorso per cassazione.

La Cassazione si è pronunciata sulla vicenda affermando che la responsabilità dell’intermediario finanziario per il fatto illecito del proprio promotore, fondata sull’art. 31, 3° comma, TUF “è una ipotesi tipizzata di responsabilità oggettiva”, avente lo scopo di “rafforzare la fiducia del pubblico dei risparmiatori nel sistema di raccolta del risparmio domiciliare, inducendolo a confidare che la semplice appartenenza del promotore alla rete ufficiale del preponente costituisca una garanzia e, quindi, di avvalersi senza remore del suo operato, e di fornire al risparmiatore una tutela rafforzata a fronte di eventuali illeciti del promotore inserito nella rete di collaboratori di cui l’istituto si avvale, allocando il rischio dell’operato illecito del promotore anche sull’intermediario autorizzato, ovvero sul soggetto che meglio lo può sostenere”.

Tuttavia, secondo la Suprema Corte “se la responsabilità oggettiva della Banca non può essere esclusa neppure a fronte del comportamento illecito del promotore finanziario”, emerge la necessità di verificare le condizioni ed i limiti entro cui “l’obbligo risarcitorio dell’intermediario possa proporzionalmente ridursi a fronte del concorso colposo dello stesso investitore nella misura in cui questo avrebbe potuto evitare o contenere il danno tenendo un comportamento più prudente”, dal momento che “l’esistenza di una regola di responsabilità oggettiva, che prescinde dal dolo o dalla colpa del soggetto sul quale viene allocato l’obbligo risarcitorio, non esclude la possibilità di ridurre il risarcimento in considerazione del concorso di colpa del danneggiato”.

In conclusione, la Suprema Corte ammette la possibilità di individuare, in capo all’investitore, un concorso colposo, ai sensi dell’art. 1227 cod. civ., in presenza di comportamenti imprudenti di quest’ultimo, che non consentano alla Banca di esercitare adeguatamente i propri compiti di vigilanza e controllo, e che risultino del tutto inappropriati nell’ambito di un rapporto professionale, perché giustificabili unicamente in rapporti di parentela o amicizia.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile, Sentenza 22 settembre 2015, n. 18612