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Ordini di borsa: l’obbligo della forma scritta è eccepibile anche dall’intermediarioCassazione Civile – Sentenza 8 agosto 2015, n. 16628

La Suprema Corte di Cassazione, con l’interessante sentenza in commento, si è pronunciata in materia di ed obbligo della forma scritta.

La sentenza trae origine dall’acquisto di un pacchetto di azioni Olivetti.

La questione affrontata dalla Suprema Corte verte sulla violazione e falsa applicazione dell’art. 23 TUF, nonché dell’art. 1352 c.c. per avere la Corte d’Appello di Catania ritenuto indispensabile che l’odine di acquisto fosse impartito per iscritto, secondo la previsione negoziale contenuta nel contratto quadro.

Secondo la parte ricorrente, il legislatore non richiede alcun requisito di forma per la valida trasmissione degli ordini di borsa, come confermato anche dall’art. 30 del Regolamento Consob n. 11522/98, essendo prevista la forma scritta esclusivamente per il contratto quadro, in funzione di “nullità di protezione”.

Poiché per gli ordini di acquisto non è previsto un regime peculiare relativo alla forma, deve, dunque, escludersi che, nel casi di previsione convenzionale della forma scritta, questo requisito sia richiesto a pena di nullità assoluta, ben potendo l’investitore provare di aver trasmesso l’ordine con modalità differenti.

Inoltre, l’invalidità, anche si sensi dell’art. 1352 c.c., deve ritenersi relativa ed azionabile solo dal cliente, dal momento che la previsione negoziale in questione risponde all’esigenza di tutelare il cliente anche nell’odine di acquisto con le medesimo modalità che nel contratto quadro.

Secondo quanto sentenziato dalla Suprema Corte di Cassazione, laddove investitore ed intermediario prevedano contrattualmente che l’ordine di borsa debba essere impartito per iscritto, tale obbligo di forma non può essere ricondotto al regime di tutela previsto dall’art. 23 TUF.

Diverso è, invece, il caso in cui il vincolo di forma sia stabilito convenzionalmente dalle parti per le singole operazioni di investimento. Scelta questa esercitata legittimamente e volta ad ampliare i vincoli formali “imperativamente” imposti dal citato art. 23 TUF per il solo contratto quadro.

In tal caso, la violazione dell’obbligo di forma convenzionale, differentemente da quanto accade per la nullità di protezione, può essere fatto valere da entrambe le parti, e, trattandosi, nella specie, di vincolo che incide sulla validità/invalidità del contratto, anche d’ufficio dal giudice.

La Cassazione ha, quindi, escluso la responsabilità dell’intermediario, il quale aveva fatto scadere il termine per l’esercizio del diritto di opzione in ordine alla sottoscrizione di azioni, eccependo la mancanza di un ordine tempestivamente impartito per iscritto dal cliente, così come specificamente richiesto dal contratto.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 8 agosto 2015, n. 16628