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Usura e tasso soglia: cumulabilità del tasso corrispettivo con quello moratorioTribunale di Verona – Sentenza 12 settembre 2015

Usura – Verifica del tasso soglia – Cumulabilità del tasso corrispettivo con quello moratorio – Esclusione

Questa in commento è una delle tantissime sentenze in materia di usura. Questa volta a pronunciarsi è stato il Tribunale di Verona, nella persona del Giudice Dott. Mirenda, che si è soffermato sulla delicata questione del tasso soglia ed, in particolare, sulla cumulabilità del tasso corrispettivo con quello moratorio.

Entrando nel merito della questione, l’attrice, in relazione al mutuo ipotecario con ammortamento alla francese, concessole per l’importo di € 1.000.000,00, ha adito le vie legali invocando la gratuità dell’operazione, ai sensi dell’art. 1815 c.c., lamentando:

a) l’usurarietà del tasso complessivo applicato in forza del cumulo del tasso corrispettivo con quello moratorio (cumulo espressamente contemplato nel contratto – contrariamente a quanto assume la banca – come è fatto chiaro dall’art. 4 che prevede: “Tasso di mora: in ragione di 1,00 punti in più del tasso di interesse come sopra applicato … omissis”);

b) l’indeterminatezza del saggio ultralegale concordato.

La tesi della cumulabilità degli interessi corrispettivi ultralegali con quelli moratori, ai fini della verifica del tasso soglia, potrebbe essere condivisa in quanto fosse dimostrata, sul piano normativo, l’identità ontologica e funzionale delle due categorie di interessi.

Tale tesi, però, risulta inconciliabile con il dato normativo emergente dagli artt. 644 c.p. e 1815, comma 2°, c.c., facendosi ivi riferimento – con disciplina eccezionale insuscettibile di interpretazione analogica – alle sole prestazioni di natura “corrispettiva” gravanti sul mutuatario (siano esse interessi convenzionali, remunerazioni, commissioni o spese diverse da quelle legate ad imposte e tasse), tali intendendosi quelle legate alla fisiologica attuazione del programma negoziale.

Restano, quindi, escluse le prestazioni “accidentali” (e perciò meramente eventuali), riconducibili al futuro inadempimento e destinate, come tali, ad assolvere, in chiave punitiva, alla diversa funzione di moral suasion volta ad assicurare quel “rite adimpletum contractum” costituente, secondo i principi, l’interesse fondamentale protetto.

Non giova alla tesi criticata neppure il consueto richiamo all’inciso “a qualunque titolo” di cui all’art. 1 del D.L. 29 dicembre 2000, n. 394 posto che:

a) si ha riguardo a norma di “interpretazione autentica” degli artt. 644 c.p. e 1815, comma 2, c.c., univocamente destinata ad individuare il momento di rilevanza temporale della convenzione usuraria, fermo restando l’originario ambito oggettivo delle norme interpretate;

b) la norma, sul piano della tecnica legislativa, soffre di evidenti pleonasmi (come è reso chiaro anche dall’uso di locuzioni ridondanti quale quella degli interessi “promessi o comunque convenuti”) che suggeriscono prudentemente di ravvisare nell’inciso “a qualunque titolo” null’altro che un’ulteriore enfasi destinata semplicemente a rimarcare l’inclusione nel tasso soglia di qualsivoglia interesse, purché remunerativo, quale che sia il nomen attribuitogli dalla parti;

c) tale esegesi trova definitivo riscontro sistematico nella successiva disciplina di cui all’art. 2-bis, comma 2, del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, in forza della quale il tasso soglia va individuato secondo il metodo di rilevazione della Banca d’Italia, con esclusione, quindi, del cumulo predicato.

Ciò premesso, il Tribunale di Verona, ha concluso ritenendo irrazionale ravvisare il superamento del tasso soglia, ai sensi della Legge n. 108/96, raffrontando il risultato dei tassi cumulati con il diverso, ed ovviamente minore, tasso fissato nei decreti ministeriali trimestrali che quel cumulo invece escludono.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Verona – Sentenza 12 settembre 2015