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Confermato il divieto di anatocismo dal Tribunale di Milano Tribunale Milano – Ordinanza 29 luglio 2015

Associazioni consumatori – Legittimazione ad agire – Inibitoria – Interessi collettivi – Correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali

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Azioni inibitorie collettive – Giusti motivi d’urgenza – Effettività della tutela

Ed ecco pubblicata un’ulteriore ordinanza del Tribunale di Milano, con la quale è stato confermato, per l’ennesima volta, il divieto di anatocismo.

La causa trae origine dal ricorso urgente proposto, ai sensi dell’art. 140, 8° comma, del Codice del Consumo, dall’Associazione Movimento Consumatori nei confronti di FINECOBANK S.p.A..

Le associazioni di consumatori, iscritte all’elenco di cui all’art. 137 del Codice del Consumo sono, infatti, legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi per chiedere l’inibitoria di comportamenti che siano contrari agli interessi collettivi, quali l’applicazione di clausole contrattuali contrarie a disposizioni di legge e, quindi, in contrato con gli interessi collettivi alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali.

In sintesi, con tale ricorso l’Associazione ha chiesto al Tribunale di dichiarare che la clausola determinatrice degli interessi nell’ambito del contratto “conto corrente Fineco” e del servizio accessorio “Multicurrency”, integra gli estremi di una pratica commerciale scorretta, contraria ai principi di trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali, in quanto consente la capitalizzazione e, comunque, l’anatocismo degli interessi passivi in violazione dell’art. 120 TUB, così come modificato dall’art. 1, comma 629, Legge n. 147/2013.

Finecobank S.p.A. ha, innanzitutto, eccepito il difetto di legittimazione passiva dell’Associazione ricorrente.

A tal proposito, la ricorrente ha agito come “Associazione Movimento Consumatori” ed ha prodotto il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, datato 19 dicembre 2013, dal quale risulta che è inserita nell’elenco di cui all’art. 137 Codice del Consumo, con la denominazione “Movimento Consumatori”, indicata anche nel proprio Statuto.

Sussiste, quindi, il presupposto soggettivo della legittimazione della ricorrente ad agire, ai sensi dell’art. 140 del Codice del Consumo, come associazione dei consumatori iscritta nell’elenco ai sensi dell’art. 137 del Codice del Consumo.

Nel merito, la legittimazione dell’Associazione Movimento Consumatori si fonda sulle disposizioni dell’art. 139 del Codice del Consumo, il quale prevede che le associazioni dei consumatori, inserite nell’elenco, sono legittimate “ad agire nelle ipotesi di violazione degli interessi collettivi dei consumatori contemplati nelle materie disciplinate dal presente codice”, nonché dalle disposizioni legislative specificamente indicate alle lettere a) e b) del primo comma dell’articolo.

Entrando nel vivo della questione, l’Associazione ha contestato, fra l’altro ed in particolare, la validità della clausola contrattuale in forza della quale Finecobank ha applicato sul conto corrente dei consumatori l’anatocismo sugli interessi passivi, anche dopo la modifica dell’art. 120 TUB e, di conseguenza, ha contestato tale condotta, in quanto lesiva del diritto dei consumatori “alla correttezza, alla trasparenza ed all’equità nei rapporti contrattuali”.

Al riguardo, il Tribunale di Milano ha condiviso l’orientamento già espresso in altre ordinanze emesse da questo stesso Tribunale, anche in sede di reclamo al Collegio, secondo cui l’applicazione della clausola anatocistica, oggetto di contestazione, attiene alla correttezza dei rapporti contrattuali riconosciuta dall’art. 2, lettera e), del Codice del Consumo come diritto del consumatore.

In conclusione, quindi, in accoglimento del ricorso proposto dall’Associazione Movimento Consumatori, il Tribunale inibisce a Finecobank di dare corso a qualsiasi ulteriore forma di anatocismo degli interessi passivi con riferimento ai contratti di conto corrente denominati contratto “conto corrente Fineco” e del servizio accessorio “Multicurrency”, già in essere o da stipulare con consumatori.

Ordina, inoltre, alla stessa d’inserire, entro 15 giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento, specifico avviso contenente il dispositivo della presente ordinanza sulla home page del proprio sito web; di dare comunicazione ad ogni correntista consumatore, entro 15 giorni dalla pubblicazione della presente ordinanza, del presente dispositivo, con le stesse modalità contrattualmente previste per la comunicazione degli estratti conto; di curare, a proprie spese, entro 30 giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento, la pubblicazione, in dimensioni non inferiori a mezza pagina, del dispositivo dell’ordinanza sui quotidiani “Il Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “Il Sole 24 Ore”;

Infine, condanna Finecobank a pagare all’Associazione ricorrente le spese processuali.

Consulta il testo integrale -> Tribunale Milano – Ordinanza 29 luglio 2015

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