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Tribunale di Vibo Valentia – Ordinanza 22 luglio 2015

La rilevazione del TEGM, condotta esclusivamente con riferimento agli interessi corrispettivi, non consente il raffronto del tasso soglia con quello applicato agli interessi di mora Contratto di mutuo – Usura bancaria – Verifica superamento soglie – Cumulo interessi corrispettivi e moratori – Esclusione

Contratto di mutuo – Usura bancaria – Verifica superamento soglie – Cumulo interessi corrispettivi e moratori – Esclusione

Contratto di mutuo – Usura bancaria – Verifica superamento soglie – Interessi moratori – Impossibilità di confronto con il tasso soglia

Quella in commento è l’ennesima ordinanza in materia di usura bancaria. Questa volta a pronunciarsi è stato il Tribunale di Vibo Valentia.

Nel caso di specie, l’opponente non ha mai sostenuto che il tasso degli interessi corrispettivi concordato oltrepassasse il tasso soglia. La contestazione, infatti, è stata formulata esclusivamente in ordine agli interessi moratori e alle modalità di applicazione degli stessi, invocando i principi sanciti dalla Suprema Corte di Cassazione nelle sentenze n. 350/2013 e n. 5324/2003.

Gli anzidetti precedenti giurisprudenziali non consentono, innanzitutto, di sommare al tasso degli interessi corrispettivi il tasso degli interessi moratori, al fine di verificarne la legittimità o meno sul piano dell’usura, ma si limitano ad evidenziare come il controllo dell’usurarietà degli interessi debba operare, non solo con riferimento agli interessi corrispettivi, ma anche per gli interessi moratori.

In sostanza, quindi, entrambe le tipologie di interessi potenzialmente potrebbero risultare usurarie, ma ciò dovrà essere valutato singolarmente per ciascuna categoria di interessi, dal momento che, nel caso di inadempimento del debitore e conseguente decorrenza degli interessi moratori, questi si sostituiscono e non si aggiungono agli interessi corrispettivi.

Anche là dove, come frequentemente avviene, le parti avessero determinato il tasso di interesse moratorio in una misura percentuale maggiorata rispetto al tasso dell’interesse corrispettivo, ciò assume rilievo esclusivamente sotto il profilo della modalità adottata per la quantificazione del tasso, ma non implica sul piano logico giuridico una sommatoria dell’interesse corrispettivo con quello moratorio, dato che quest’ultimo, sia pure determinato in termini di maggiorazione sull’interesse corrispettivo, comunque si sostituisce al primo.

Se, pertanto, deve escludersi la possibilità di procedere a una sommatoria dei tassi di interesse pattuiti, va ulteriormente precisato come non si possa neppure procedere a una valutazione del carattere usurario o meno degli interessi di mora mediante un loro raffronto con il tasso soglia.

In proposito, infatti, si deve rilevare come tanto la giurisprudenza di legittimità che la stessa Banca d’Italia siano sostanzialmente concordi nel ricordare come anche gli interessi moratori, al pari di quelli corrispettivi, debbano sottostare ai limiti derivanti dalla disciplina in materia di usura e, quindi, siano suscettibili di essere pattuiti in misura usuraria.

Tale premessa si fonda su quanto ricordato dal legislatore con il D.L. n. 394/2000, il quale, con riferimento alla disciplina in materia di usura, ha fatto esplicito riferimento agli interessi a qualunque titolo convenuti.

Sebbene, quindi, profondamente differente sia la natura e la funzione degli interessi corrispettivi rispetto a quelli moratori, anche questi ultimi sono suscettibili di essere qualificati come usurari.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Vibo Valentia – Ordinanza 22 luglio 2015