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Corte di Giustizia Europea – Sentenza 25 giugno 2015

Corte di Giustizia UE: sistemi di garanzia dei depositi e di indennizzo degli investitori Rinvio pregiudiziale – Direttive 94/19/CE e 97/9/CE – Sistemi di garanzia dei depositi e di indennizzo degli investitori – Strumenti di risparmio e di investimento – Strumento finanziario ai sensi della direttiva 2004/39/CE – Esclusione dalla garanzia – Effetto diretto – Condizioni per avvalersi della direttiva 97/9/CE

La Corte di Giustizia UE, con la sentenza in commento, si è pronunciata in materia di sistemi di garanzia dei depositi e di indennizzo degli investitori.

La questione verte sull’interpretazione degli articoli 1, punto 1, 3, paragrafo 1, e 7, paragrafi 1 e 2, della direttiva 94/19/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 1994, relativa ai sistemi di garanzia dei depositi, come modificata dalla direttiva 2009/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2009, del punto 12 dell’allegato I della direttiva 94/19/CE, nonché degli articoli 2, paragrafi 2 e 3, e 4, paragrafi 1 e 2, della direttiva 97/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 marzo 1997, relativa ai sistemi di indennizzo degli investitori.

Entrando nel merito della questione, il 17 gennaio 2011, il sig. Guliavičius ha concluso con la bankas “Snoras” AB, un contratto di acquisto di un certificato di deposito indicizzato in base all’inflazione.

In data 9 marzo, 14 luglio, 26 settembre e 6 ottobre 2011, il sig. Nemaniūnas ha concluso con la Snoras alcuni contratti di sottoscrizione di obbligazioni.

Con decisione del governo lituano del 16 novembre 2011, le attività della Snoras sono state sospese. Il 24 novembre 2011, la Banca centrale della Lituania ha agito in giudizio al fine di avviare una procedura fallimentare nei confronti della Snoras.

I sigg. Guliavičius e Nemaniūnas hanno agito in giudizio per fare valere la nullità dei contratti che avevano concluso con la Snoras per il motivo che, nella sostanza, tale banca aveva fornito loro informazioni ingannevoli e non esaustive in merito, da un lato, all’applicazione della garanzia agli strumenti acquistati e, dall’altro, alla situazione finanziaria della Snoras.

La Corte di Giustizia ha affermato i seguenti principi di diritto.

L’articolo 7, paragrafo 2, ed il punto 12 dell’allegato I della direttiva 94/19/CE devono essere interpretati nel senso che gli Stati membri possono escludere dalla garanzia prevista da tale direttiva i certificati di deposito emessi da un ente creditizio, se hanno carattere di titoli cedibili, il che spetta al giudice del rinvio determinare, senza che sia necessario assicurarsi che tali certificati presentino tutte le caratteristiche di uno strumento finanziario ai sensi della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa ai mercati degli strumenti finanziari.

La direttiva 94/19/CE e la direttiva 97/9/CE devono essere interpretate nel senso che, qualora i crediti nei confronti di un ente creditizio possano rientrare sia nella nozione di “deposito”, ai sensi della prima direttiva citata, sia in quella di “strumento”, ai sensi della seconda direttiva citata, ma il legislatore nazionale si sia avvalso della facoltà, prevista al punto 12 dell’allegato I della direttiva 94/19/CE, di escludere tali crediti dal sistema di tutela previsto da quest’ultima direttiva, tale esclusione non può avere come conseguenza che detti crediti siano esclusi anche dal sistema di tutela previsto dalla direttiva 97/9/CE, in assenza dei presupposti previsti all’articolo 4, paragrafo 2, di quest’ultima.

Gli articoli 2, paragrafo 2, e 4, paragrafo 2, della direttiva 97/9/CE devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che subordina la possibilità di beneficiare del sistema di indennizzo previsto da tale direttiva al fatto che l’ente creditizio interessato abbia trasferito o utilizzato i fondi od i titoli in questione senza il consenso dell’investitore.

Infine, la direttiva 97/9/CE deve essere interpretata nel senso che il giudice del rinvio, nei limiti in cui ritiene che nei procedimenti principali tale direttiva venga fatta valere nei confronti di un organismo che soddisfa le condizioni affinché ad esso si possano opporre le disposizioni di detta direttiva, è tenuto a non applicare una norma nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che subordina la possibilità di beneficiare del sistema di indennizzo previsto dalla medesima direttiva al fatto che l’ente creditizio interessato abbia trasferito o utilizzato i fondi o i titoli in questione senza il consenso dell’investitore.

Consulta il testo integrale -> Corte di Giustizia Europea – Sentenza 25 giugno 2015