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Banca popolare e deliberazione di esclusione socioTribunale Venezia – Ordinanza 9 aprile 2015

Società cooperativa – Banca popolare – Deliberazione di esclusione del socio – Riesame da parte del collegio dei probiviri

Società cooperativa – Banca popolare – Delibazione di esclusione del socio – Clausola statutaria che prevede il riesame da parte del collegio dei probiviri con effetto vincolante – Ammissibilità

Società cooperativa – Banca popolare – Deliberazione di esclusione del socio – Riesame da parte del collegio dei probiviri – Effetti – Effetti del ricorso all’autorità giudiziaria – Preclusione – Esclusione

Il Tribunale Venezia, con l’ordinanza in commento, esaminando il ricorso di un socio di una Banca popolare, si è espresso in materia di impugnazione di deliberazione di esclusione socio.

La vicenda trae origine dalla impugnazione della delibera del CdA del gennaio 2014 con cui era stata deliberata la esclusione del socio, per vizi propri della delibera. Obiettivo dell’impugnazione era, dunque, quello di ottenere l’annullamento della delibera “nonché degli atti presupposti e/o conseguenti … con ogni conseguente statuizione” per vizi originari della delibera stessa, configurandosi in relazione a tale domanda il “riacquisto” della qualità di socio quale mero effetto dell’esperimento vittorioso della impugnazione della stessa.

Il nodo della questione affrontata dai giudici veneziani è l’intervento vincolante del Collegio dei Probiviri sulla questione dibattuta.

A tal proposito, non è stata ritenuta condivisibile l’affermazione della Banca popolare secondo cui una volta impugnata la delibera di esclusione davanti alla autorità giudiziaria, il ricorso al Collegio dei Probiviri sarebbe inammissibile.

Lo statuto della società, infatti, all’articolo 15 prevede che il socio escluso possa ricorrere al Collegio dei Probiviri entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione. Inoltre, “il Collegio decide in modo definitivo entro trenta giorni dal ricevimento del ricorso”.

Il rimedio del ricorso ai Probiviri ha una funzione di prevenzione delle controversie ed è volto a rendere “definitive” le deliberazioni del CdA senza per questo escludere, non avendo il rimedio natura arbitrale, la possibilità di impugnazione della deliberazione davanti alla autorità giudiziaria.

Né può dirsi che, una volta adita l’autorità giudiziaria con la impugnazione della delibera di esclusione, resti preclusa la possibilità per il socio di rivolgersi al Collegio dei Provibiri.

In sintesi, quindi, la clausola dello statuto di una Banca popolare che prevede che un organo, diverso dal Consiglio d’Amministrazione, possa riesaminare, su ricorso del socio escluso, la deliberazione di esclusione, con effetto vincolante nei confronti della società, è valida e non contrasta con il divieto di delega delle competenze in materia di ammissione ed esclusione del socio previsto dall’art. 2544 c.c..

Nel caso in cui lo statuto preveda, quindi, che la decisione divenga definitiva solo per effetto della decisione dei Provibiri, l’accoglimento del ricorso del socio priva di effetto la decisione del Consiglio d’Amministrazione.

Consulta il testo integrale -> Tribunale Venezia – Ordinanza 9 aprile 2015

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