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Tribunale di Milano – Sentenza 18 maggio 2015, n. 6175

Contratti derivati – IRS – Funzione di copertura – Adeguatezza – Caratteristiche dell’esposizione del cliente – Risoluzione del contratto – Risarcimento del danno

Contratti derivati: coerenza con le caratteristiche dell’esposizione del cliente Il Tribunale di Milano, con la sentenza in commento, affronta la delicata questione dei contratti derivati e, nello specifico, della loro coerenza con le caratteristiche dell’esposizione del cliente.

Oggetto della causa è un contratto derivato del tipo IRS (Interest Rate Swap), denominato Knock out spread, stipulato, in data 15.03.20017, tra la società attrice, inquadrata come “operatore qualificato”, e la banca, sulla base di un contratto quadro che risultava perfezionato mediante scambio di corrispondenza in data 16.03.2007.

Lo swap in questione aveva le seguenti caratteristiche:

– durata: 7 anni;

– nozionale: euro 1.000.000,00;

– tasso debitore cliente: tasso fisso 3,85% se Euribor 3 mesi rilevato 2 giorni prima di ogni scadenza è inferiore alla barriera del 4,75%, altrimenti Euribor 3 mesi + 1,1%;

– tasso debitore banca: Eurobor 3 mesi;

– periodicità: trimestrale.

Secondo quanto disposto dal Tribunale di Milano, nella persona del Dott. Antonio S. Stefani: “come appare … evidente anche sulla base delle comuni conoscenze, per poter ritenere la finalità di copertura occorre che lo strumento derivato sia coerente con le caratteristiche dell’esposizione del cliente, ad esempio per quanto riguarda gli importi, la durata e le valute”.

Non può, quindi, ritenersi congruo – nonostante la congruità del nozionale all’esposizione debitoria della società attrice – un derivato stipulato per la durata di 7 anni, qualora la società aveva solo debiti a breve e nell’impossibilità di valutare se l’esposizione bancaria della cliente fosse regolata a tasso fisso o a tasso variabile.

Da ciò deriva che la diversa e opposta informazione fornita dalla banca, secondo la quale il derivato era a copertura del rischio di tasso, costituisce violazione grave dei doveri di diligenza, correttezza, trasparenza e buona fede. Violazione che determina, quindi, la risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 1455 c.c., con annesso risarcimento del danno, commisurato alla differenza tra differenziali positivi e negativi.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Milano – Sentenza 18 maggio 2015, n. 6175

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