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Mutuo prima casaCome ogni altra tipologia di mutuo, l’acquisto prima casa è un finanziamento ipotecario, ovvero prevede l’accensione di un’ipoteca di primo grado sulla casa, quale garanzie di rimborso per la banca che ha concesso il prestito. Se il mutuatario non rispetta il piano di rimborso, a determinate condizioni la banca può rivalersi del suo credito sull’immobile, attivando la procedura di esecuzione forzata.

Si tratta della tipologia di richiesta di mutuo più diffusa.

In questo caso il mutuo viene richiesto per acquistare un’abitazione destinata ad essere la casa di residenza del mutuatario, inteso come immobile dove il proprietario e la sua famiglia risiedono ed hanno dimora abituale.

Parere di fattibilità

Il calcolo per stabilire se un cliente possa ottenere un mutuo è piuttosto complesso. Anche nella formulazione del piano d’ammortamento – ovvero la durata e l’importo delle rate – sono moltissimi i fattori che vengono presi in considerazione.

Fondamentalmente, i dati necessari alla banca per poter esprimere un primo parere di fattibilità, ovvero di concessione del mutuo prima casa, sono i seguenti:

  • il reddito del richiedente e del nucleo familiare riportato dalla dichiarazione dei redditi;
  • il valore dell’immobile per cui viene richiesto il finanziamento;
  • la presenza di garanzie supplementari prestate da terzi;
  • il rapporto “rata/reddito”, che viene stabilito dalla banca indicativamente intorno al 30% del reddito mensile complessivo dei richiedenti, per non gravare eccessivamente sul bilancio familiare e garantire, quindi, la restituzione di quanto dovuto.

Reddito per accedere al mutuo prima casa

Il primo dei requisiti del mutuo per la prima casa è il reddito. Ogni istituto concessionario o banca effettua calcoli differenti per stabilire la fattibilità dell’investimento. Ovviamente questi calcoli mirano a capire se il beneficiario del mutuo sarà in grado di restituire tutta la somma e, soprattutto, se potrà farlo secondo il piano di ammortamento fissato.

Una delle condizioni più comuni per soddisfare questo parametro è la dimostrazione di un reddito fisso e continuo, quindi il presentare un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Nazionalità del richiedente

Altri requisiti riguardano la maggiore età e la nazionalità, che dev’essere italiana. Alcuni istituti, pochi per la verità, erogano mutui anche a stranieri che, tuttavia, devono avere un lavoro fisso e che vivono in Italia da almeno tre anni.

Nel caso di stranieri anche la composizione familiare riveste una certa importanza: se il reddito è medio-basso, ma il numero di figli molto alto, gli istituti non saranno propensi a concedere il mutuo.

Richiesta del mutuo

Dopo aver ricevuto il parere di fattibilità è necessario inoltrare alla banca tutta la documentazione necessaria a conferma di quanto dichiarato nella richiesta di mutuo, che varia a seconda della posizione lavorativa del richiedente.

Un lavoratore dipendente dovrà fornire:

  • dichiarazione del datore di lavoro sulla propria anzianità di servizio;
  • ultima busta paga e copia dell’ultimo Modello CU (o del Modello 730);

Il lavoratore autonomo o libero professionista, invece, dovrà fornire:

  • copie del Modello Unico;
  • estratto della Camera di Commercio nel caso di lavoratore autonomo e attestato di iscrizione all’Albo professionale nel caso di libero professionista;

Infine, per tutti, ed ad integrazione dei documenti sopra elencati, sarà altresì necessario presentare:

  • certificato di nascita;
  • certificato di stato civile oppure estratto dell’atto di matrimonio completo di tutte le annotazioni;
  • l’estratto di matrimonio contenente tutte le eventuali convenzioni patrimoniali stipulate fra i coniugi;
  • copia della sentenza del tribunale in caso di persone divorziate o separate legalmente;
  • copia del compromesso;
  • planimetria dell’immobile e delle eventuali pertinenze (cantina, solaio, box);
  • copia del certificato di abitabilità;
  • copia dell’ultimo atto di acquisto dell’immobile;
  • se l’immobile è pervenuto per successione, occorre presentare il Modello 240 o il Modello 4 dell’Ufficio successioni.

Una volta acquisita la documentazione inoltrata dal cliente ed effettuati ulteriori necessari accertamenti, la banca delibera sull’erogazione o meno del finanziamento e ne dà immediata comunicazione al richiedente, fissando altresì la data della stipula dell’atto pubblico di finanziamento.

Erogazione del mutuo

La fase conclusiva del procedimento è la stipula del contratto di mutuo tramite atto pubblico davanti ad un notaio, alla presenza del dipendente della banca e del richiedente.

Una volta sottoscritto il contratto, la somma del finanziamento viene messa a disposizione del mutuatario.

Insieme al contratto di mutuo, viene anche costituita un’ipoteca a favore della banca sull’immobile oggetto del finanziamento; l’ipoteca varia dal 150% al 300% del finanziamento erogato, per coprire, non solo il capitale mutuato, ma anche gli interessi, così come eventuali interessi di mora nel caso di ritardo nei pagamenti o mancato pagamento di alcune rate, eventuali premi assicurativi, oneri vari e spese giudiziali che la banca dovrebbe sostenere per il recupero di quanto dovuto. All’estinzione del mutuo, in base alla Legge Bersani (Legge n. 40/2007), la banca provvede automaticamente alla cancellazione dell’ipoteca, senza costi per il cliente.

Durata

La durata media dei mutui prima casa sottoscritti in Italia è attorno ai 25 anni, ma il mercato del credito offre prodotti con piani di ammortamento che vanno da 10 fino ai 50 anni.

Negli ultimi anni si è assistito ad un allungamento della durata media dei mutui per l’acquisto della prima casa, grazie all’accesso al credito da parte delle fasce più basse della popolazione, che necessita di scadenze maggiori per dilazionare gli impegni finanziari e ridurre la rata mensile di rimborso.

Chiaramente, al crescere della durata, cresce il montante interessi che alla fine del finanziamento sarà stato corrisposto alla banca. Per contenere gli interessi pagati, è consigliabile limitare la durata del mutuo tra i 25 ed i 30 anni.

Importo

Per i mutui prima casa la percentuale massima di finanziamento concessa dalle banche è pari all’80% del valore dell’immobile da acquistare, limite che può essere esteso fino al 100% del valore commerciale in presenza di garanzie aggiuntive che il mutuatario deve fornire all’istituto di credito.

Data la perdurante crisi economica e la conseguente svalutazione subita dagli immobili in questi ultimi anni, la percentuale massima di finanziamento concedibile viene calcolata sul minor valore tra il prezzo di acquisto indicato nell’atto ed il valore risultante dalla perizia del professionista incaricato dalla banca.

In termini di importi massimi concedibili, anche nel limite dell’80% del valore dell’immobile, le banche possono accendere mutui fino ad oltre 1 milione di euro, se le garanzie reddituali del richiedente lo consentono (rapporto tra la rata del mutuo e reddito mensile inferiore al 30%).

Tassi di interesse

Dato che il mutuo per l’acquisto della prima casa è il più diffuso in Italia, i finanziamenti offerti sono disponibili con ogni tipologia di tasso di interesse: fisso, variabile, fisso a rate crescente o decrescente, variabile a rata costante o variabile con CAP (tetto massimo), misto (formule che consentono di modificare durante il piano di rimborso il regime del tasso applicato inizialmente, scegliendo tra tasso fisso e variabile o viceversa). Infine, il contratto di mutuo per l’acquisto della prima casa può prevedere un piano di ammortamento bullet, con rate costituite dalle sole quote interessi e rimborso del capitale in tranches a scadenze prefissate.

Imposte sull’acquisto della prima casa

Le imposte da sostenere sono meno onerose nel caso in cui il mutuo venga richiesto per l’acquisto della prima casa.

Andando nel dettaglio:

– nel caso di acquisto da impresa, con vendita soggetta a Iva:

  • Iva al 4%;
  • imposta ipotecaria fissa di 200,00 euro;
  • imposta catastale fissa di 200,00 euro;
  • imposta di registro fissa di 200,00 euro;

– nel caso di acquisto da privato (o da impresa, ma con vendita esente da Iva):

  • imposta di registro del 2%;
  • imposta ipotecaria fissa di 50 euro;
  • imposta catastale fissa di 50 euro.

Questo sistema di determinazione dell’imposta è applicabile anche all’acquisto di pertinenze (effettuato da persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali), senza limitazione di numero, a condizione che:

– il bene principale cui accedono sia un immobile ad uso abitativo;

– nell’atto di cessione venga data evidenza del cosiddetto “vincolo pertinenziale”, che rende il bene servente una proiezione del bene principale.

Per completare il quadro, bisogna aggiungere che l’imposta di registro proporzionale non può comunque essere di importo inferiore a 1.000 euro e che i trasferimenti assoggettati a tale imposta sono esenti dall’imposta di bollo, dai tributi speciali catastali e dalle tasse ipotecarie.

Nella tabella seguente, sono sintetizzate le imposte dovute, dal 1° gennaio 2014, al momento dell’acquisto della prima casa.

Venditore

Iva

Registro

Ipotecaria

Catastale

Privato

NO

2%

50 €

50 €

Impresa, con vendita esente da Iva

NO

2%

50 €

50 €

Impresa, con vendita soggetta a Iva

4%

200 €

200 €

200 €

Quando si versano le imposte

Le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono versate dal notaio al momento della registrazione dell’atto.

Valore su cui calcolare le imposte

Quando la vendita della casa è soggetta ad Iva, la base imponibile è costituita dal prezzo della cessione.

Per le cessioni dei fabbricati ad uso abitativo e delle relative pertinenze, effettuate nei confronti di persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali, l’acquirente può scegliere, richiedendolo al notaio rogante, di calcolare l’imposta di registro sul valore catastale del fabbricato, anziché sul corrispettivo pagato.

Il valore catastale viene determinato moltiplicando la rendita catastale, rivalutata del 5%, per i seguenti coefficienti:

  • 110 per la prima casa e le relative pertinenze;
  • 120 per i fabbricati (non prima casa) appartenenti ai gruppi catastali A e C (escluse le categorie A/10 e C/1).

Calcolo del valore catastale

Prima casa e pertinenze = R x 1,05 x 110

È possibile versare le imposte sulla base del valore catastale a condizione che nell’atto sia indicato l’effettivo importo pattuito per la cessione.

Agevolazioni fiscali

Il costo di un mutuo può essere ridotto grazie alle detrazioni fiscali concesse al mutuatario.

L’ammontare del risparmio fiscale varia a seconda che si tratti di un mutuo per l’acquisto della prima casa o di altra tipologia di mutuo.

È, dunque, importante individuare le caratteristiche necessarie a far sì che un immobile venga classificato come prima casa, in quanto sottoposto ad agevolazioni fiscali importanti.

I requisiti necessari per usufruire delle agevolazioni “prima casa” sono i seguenti:

l’abitazione non deve essere di categoria catastale A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (abitazioni in ville) o A9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici).

Le categorie ammesse alle agevolazioni prima casa sono:

A/2 (abitazioni di tipo civile) – A/3 (abitazioni di tipo economico) – A/4 (abitazioni di tipo popolare) – A/5 (abitazioni di tipo ultra popolare) – A/6 (abitazioni di tipo rurale) – A/7 (abitazioni in villini) – A/11 (abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi);

l’immobile deve essere ubicato:

– nel territorio del Comune in cui l’acquirente ha o stabilisca, entro 18 mesi dall’acquisto, la propria residenza. La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel Comune ove è situato l’immobile acquistato deve essere resa, a pena di decadenza, dall’acquirente nell’atto di acquisto. Ai fini della corretta valutazione del requisito della residenza, il cambio di residenza si considera avvenuto nella data in cui l’interessato rende al Comune la dichiarazione di trasferimento;

– se diverso, nel territorio del Comune in cui l’acquirente svolge la propria attività, intendendo per tale anche quella svolta senza remunerazione, come per esempio le attività di studio, di volontariato e sportive;

– se trasferito all’estero per ragioni di lavoro, nel territorio del Comune in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende;

– se l’acquirente è un cittadino italiano emigrato all’estero, nell’intero territorio nazionale purché l’immobile sia acquisito come “prima casa” sul territorio italiano. La condizione di emigrato può essere documentata attraverso il certificato di iscrizione all’AIRE o può essere autocertificata dall’interessato mediante autocertificazione resa nell’atto di acquisto (ai sensi dell’articolo 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445).

Per il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia non è richiesta la condizione della residenza nel comune di ubicazione dell’immobile acquistato con le agevolazioni prima casa.

Per richiedere i benefici fiscali, inoltre, nell’atto di acquisto il compratore deve dichiarare:

  • di non essere titolare, esclusivo o in comunione col coniuge, di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione, su altra casa nel territorio del Comune dove si trova l’immobile oggetto dell’acquisto agevolato;
  • di non essere titolare, neppure per quote o in comunione legale, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà, su altro immobile acquistato, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa.

L’agevolazione spetta allo stesso modo per l’acquisto delle pertinenze dell’abitazione, qualora le stesse siano destinate in modo durevole a servizio e ornamento dell’abitazione principale per il cui acquisto si è già beneficiato della tassazione ridotta; questo, anche quando la pertinenza è acquistata con un atto separato.

In ogni caso, va ricordato che il beneficio spetta per le pertinenze classificate o classificabili nelle categorie C/2, C/6 e C/7, ed è fruibile limitatamente a una pertinenza per categoria catastale.

Quando si perdono i benefici fiscali

Le agevolazioni ottenute quando si acquista un’abitazione con i benefici “prima casa” possono essere perse, con la necessità di versare le imposte “risparmiate”, gli interessi e una sanzione del 30% dell’imposta stessa.

Questo può accadere se:

  • le dichiarazioni previste dalla legge nell’atto di acquisto sono false;
  • l’abitazione è venduta o donata prima che siano trascorsi cinque anni dalla data di acquisto, a meno che, entro un anno, non si riacquista un altro immobile, anche a titolo gratuito, da adibire in tempi “ragionevoli” a propria abitazione principale. Il requisito del riacquisto non si considera soddisfatto nel caso in cui venga stipulato, entro l’anno dalla vendita del primo immobile, un contratto preliminare, in quanto questa fattispecie negoziale non produce l’effetto reale del trasferimento del bene, ma soltanto quello obbligatorio di concludere il contratto definitivo;
  • non venga trasferita la residenza nel Comune ove è situato l’immobile entro 18 mesi dall’acquisto.

Le agevolazioni non si perdono quando, entro un anno dalla vendita o dalla donazione:

  • il contribuente acquista un immobile situato in uno Stato estero, sempreché esistono strumenti di cooperazione amministrativa che consentono di verificare che l’immobile acquistato è stato adibito a dimora abituale;
  • il contribuente acquista un terreno e, sempre nello stesso termine, realizza su di esso un fabbricato non di lusso da adibire ad abitazione principale.

Non è necessario che il fabbricato sia ultimato. E sufficiente che lo stesso, entro l’anno, acquisti rilevanza dal punto di vista urbanistico. Deve esistere, quindi, un rustico comprensivo delle mura perimetrali delle singole unità e deve essere stata completata la copertura per evitare di incorrere nella decadenza.

Appurato che il mutuo sia stato richiesto per l’acquisto della prima casa, è detraibile dall’imposta sul reddito un importo pari al 19% dei seguenti oneri:

  • interessi passivi;
  • provvigione dell’agenzia immobiliare;
  • oneri accessori.

Interessi passivi

Quando si stipula un mutuo ipotecario per acquistare l’abitazione principale, propria o di suoi familiari (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo), è possibile detrarre dall’Irpef il 19% degli interessi passivi.

La detrazione va calcolata su un importo annuo massimo di 4.000 euro e ripartita tra tutti gli intestatari del mutuo. La riduzione di imposta massima applicabile è, quindi, di 760,00 euro.

Per avere diritto alla detrazione è necessario essere intestatari del mutuo e proprietari dell’abitazione.

Inoltre, la detrazione spetta:

  • dalla data in cui l’immobile è adibito ad abitazione principale, e comunque entro due anni dall’acquisto, se l’immobile è oggetto di lavori di ristrutturazione edilizia, comprovati dalla relativa concessione edilizia o da un atto equivalente;
  • nel caso di acquisto di un immobile locato se, entro tre mesi dall’acquisto, l’acquirente notifica al locatario l’atto d’intimazione di licenza o di sfratto per finita locazione e se, entro un anno dal rilascio, l’immobile è adibito ad abitazione principale.

La detrazione è fruibile anche se il mutuo è acceso in un momento differente rispetto all’acquisto. In sostanza, l’acquisto dell’abitazione può avvenire nei 12 mesi precedenti o successivi alla stipula del mutuo. La detrazione spetta a condizione che l’immobile sia adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto. Questo vincolo non vale per il personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia o ordinamento militare, e per quello dipendente dalle Forze di polizia a ordinamento civile, purché si tratti dell’unica casa di proprietà.

Non danno diritto alla detrazione gli interessi pagati a seguito di aperture di credito bancarie, di cessione di stipendio e, in generale, gli interessi derivanti da tipi di finanziamento diversi da quelli relativi a contratti di mutuo, anche se con garanzia ipotecaria su immobili.

Provvigione dell’agenzia immobiliare

I compensi, comunque denominati, pagati a soggetti di intermediazione immobiliare per l’acquisto dell’immobile da adibire ad abitazione principale sono detraibili nella misura del 19% su un importo massimo di 1.000 euro.

Se l’unità immobiliare è acquistata da più persone, la detrazione, nel limite di 1.000 euro, va ripartita tra i comproprietari in base alla percentuale di proprietà.

Il beneficio, pertanto, può essere attribuito al proprietario dell’immobile, in percentuale, qualora la fattura risulti intestata almeno a uno dei proprietari.

In particolare, nell’ipotesi di:

  • fattura intestata ad un solo proprietario, ma immobile in comproprietà, al fine di consentire la detrazione pro-quota anche al comproprietario che non è indicato nella fattura, sarà necessario integrare il documento annotandovi i dati di quest’ultimo;
  • immobile intestato ad un solo proprietario, ma fattura cointestata al proprietario ed ad un’altra persona, al fine di consentire la detrazione dell’intero importo all’unico proprietario sarà necessario integrare la fattura, annotando che l’onere per l’intermediazione è stato sostenuto interamente da quest’ultimo;
  • fattura intestata esclusivamente ad una persona che non sia proprietaria dell’immobile, le spese per l’intermediazione non potranno essere detratte neanche dal proprietario.

La detrazione spetta a condizione che l‘acquisto dell’immobile sia effettivamente concluso. In caso di stipula del contratto preliminare, per poter usufruire della detrazione è necessario aver regolarmente registrato il compromesso.

Oneri accessori

Gli oneri accessori sui quali è consentito calcolare la detrazione sono le spese necessarie alla stipula del contratto di mutuo.

Tra queste, si comprendono:

  • l’intero importo delle maggiori somme pagate a causa delle variazioni del cambio per mutui stipulati in altra valuta;
  • la commissione che spetta agli istituti per la loro attività di intermediazione;
  • gli oneri fiscali, compresa l’imposta per l’iscrizione o la cancellazione di ipoteca e l’imposta sostitutiva sul capitale prestato;
  • la cosiddetta “provvigione” per scarto rateizzato;
  • le spese di istruttoria, notarili e di perizia tecnica;
  • la penalità per anticipata estinzione del mutuo.

Le spese notarili comprendono l’onorario del notaio per la stipula del contratto di mutuo e le spese sostenute dallo stesso per conto del cliente (ad esempio, quelle per l’iscrizione e la cancellazione dell’ipoteca). L’onorario e le spese del notaio per il contratto di compravendita non sono, invece, mai detraibili.

Perdita della detrazione

Il diritto a detrarre gli interessi passivi si perde in caso di trasferimento della dimora abituale. In particolare, la detrazione non potrà più essere usufruita dall’anno successivo a quello in cui la casa non è più utilizzata come abitazione principale propria o dei propri familiari.

Se, in futuro, l’immobile dovesse ritornare a essere adibito ad abitazione principale propria o dei propri familiari, si potrà ricominciare a fruire della detrazione. Il contribuente non perde il diritto alla detrazione se trasferisce la propria dimora per motivi di lavoro. Conserva il beneficio fiscale anche il contribuente che si trasferisce in un istituto di ricovero o sanitario, a condizione che non affitti l’immobile.

Il diritto alla detrazione degli interessi permane anche quando il contribuente trasferisce la propria residenza in un Comune limitrofo a quello in cui si trova la sede di lavoro.

Se cessano le esigenze lavorative che hanno determinato lo spostamento della dimora abituale, a partire dall’anno successivo non si potrà più fruire della detrazione.

Fondo di garanzia per l’acquisto e ristrutturazione prima casa

Al fine di favorire l’accesso al credito da parte delle famiglie per l’acquisto e l’efficientamento energetico della casa di abitazione, la Legge di Stabilità 2014 (Legge 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, comma 48, lettera c), ha istituito, presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Fondo di garanzia per i mutui per la prima casa.

Il Fondo di garanzia, con una dotazione finanziaria di circa 650 milioni di euro (che potrà essere incrementata con contributi di Regioni e altri enti/organismi pubblici), sostituisce e amplia il raggio d’azione del vecchio fondo “Giovani Coppie”, ora non più attivo e dovrebbe riuscire a far ottenere un mutuo anche a quanti sono più svantaggiati agli occhi dei sistema bancario, in quanto non hanno sufficienti garanzie reddituali e patrimoniali.

Potrà offrire garanzie su finanziamenti ipotecari per un ammontare complessivo stimato in 20 miliardi di euro.

Caratteristiche

Il nuovo Fondo concede la garanzia dello Stato fino al 50% della quota capitale del mutuo per l’acquisto o l’acquisto e ristrutturazione in ottica di efficientamento energetico di un immobile, non di lusso, da adibire ad abitazione principale, purché il prestito non superi l’importo di 250mila euro.

Immobile

L’immobile ad uso abitativo deve essere sito nel territorio nazionale, non deve rientrare nelle categorie catastali A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici) e non deve avere le caratteristiche di lusso indicate nel decreto del Ministero dei Lavori Pubblici in data 2 agosto 1969, n. 1072.

Funzionamento

Il Fondo, che garantisce l’erogazione dei mutui, prevede che le banche non richiedano la presenza di un fideiussore, ma possono, comunque, imporre delle coperture assicurative. La garanzia statale interverrà, invece, nel caso non si riescano più a pagare le rate.

Rispetto al Fondo Giovani Coppie, non c’è più un tetto massimo di Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente, oltre il quale non si ha più diritto all’agevolazione. Ciò significa che, anche quanti dovessero sforare i 35mila euro di reddito all’anno possono presentare la domanda. Una clausola che nella precedente versione del Fondo aveva, invece, rappresentato un deterrente per tutte le coppie di aspiranti mutuatari che, nonostante la loro precarietà, si ritrovavano automaticamente esclusi.

Beneficiari

Possono fare richiesta delle nuove garanzie tutti coloro che, alla data di presentazione della domanda di mutuo, non siano proprietari di altri immobili ad uso abitativo, salvo quelli acquisiti per successione mortis causa, anche in comunione con altri successori, ed in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli.

Le seguenti categorie hanno priorità rispetto ad altre:

  • giovani coppie (dove almeno uno dei due componenti non abbia superato i 35 anni);
  • nuclei familiari monogenitoriali con figli minori;
  • giovani di età inferiore ai 35 anni titolari di un rapporto di lavoro atipico;
  • conduttori di alloggi di proprietà degli IACP, comunque denominati.

Per queste categorie è previsto un tasso calmierato del finanziamento (tasso effettivo globale (TEG) non superiore al tasso effettivo globale medio (TEGM) pubblicato trimestralmente sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze).

Per tutti gli altri vengono, invece, applicate le condizioni economiche stabilite normalmente dalla banca.

I mutui sono, quindi, concessi al tasso di mercato e non più a un tasso agevolato, così come era nel primo Fondo. In pratica, se prima era previsto un tetto dell’1,5% sul tasso di interesse, ora saranno le banche a deciderlo, esattamente come fanno con tutti gli altri clienti. Una decisione che se penalizza i mutuatari, nelle intenzioni del Governo dovrebbe invece stimolare le banche a proporre il Fondo ed a non nasconderlo più ai clienti. Con il tetto al tasso, infatti, gli istituti rinunciavano a una fetta consistente del loro guadagno. Ora, invece, senza più questa condizione vantaggiosa per il mutuatario, il prestito ha le stesse condizioni degli prodotti, con in più la sola garanzia statale nel caso di mancato pagamento delle rate.

Come fare domanda

La domanda di accesso al Fondo va presentata direttamente alla banca o intermediario finanziario aderente all’iniziativa cui si richiede il mutuo, utilizzando l’apposita modulistica per la richiesta di accesso al Fondo di garanzia per la prima casa.

Le richieste potranno essere presentate solo dopo che la banca abbia assicurato l’operatività a favore della propria clientela (termine previsto in 30 giorni lavorativi dall’adesione della banca al Fondo).

L’elenco delle banche ad oggi aderenti, in continuo aggiornamento, è disponibile sul sito di Consap.