+39 091-6260146 info@creditofinanzanews.it  

Cassazione – Ordinanza 18 maggio 2015, n. 10095

Omessa vigilanza della Consob: competente il giudice amministrativoLe Sezioni Unite Civili della Suprema Corte di Cassazione si sono pronunciate in materia di omessa vigilanza della Consob nell’ambito di una causa civile intentata da alcuni risparmiatori contro l’Autorità di vigilanza.

Secondo la Suprema Corte i risparmiatori non sono titolari di un diritto soggettivo a fare agire la Consob attraverso l’intervento del giudice ordinario. La loro posizione sul punto è, semmai, quella di un interesse legittimo che starà al Tar decidere, caso per caso, se e come tutelare.

La pronuncia prende le mosse dalla richiesta avanzata da due risparmiatori, titolari di azioni Mps, che addebitavano alla Consob di non avere esercitato i propri poteri di vigilanza su alcune operazioni finanziarie dalle quali avevano ricevuto un danno piuttosto rilevante.

I risparmiatori, in particolare, avevano chiesto innanzitutto la condanna dell’Autorità di vigilanza al risarcimento dei danni da essi sofferti in conseguenza della omessa vigilanza sulle predette operazioni finanziarie non andate a buon fine. In secondo luogo avevano chiesto che il medesimo Tribunale ordinasse alla Consob la cessazione del proprio comportamento omissivo e la messa in atto delle misure idonee a ripristinare la corretta informazione degli investitori in ordine alla reale situazione finanziaria di Mps. 

Relativamente alla seconda domanda di natura cautelare, definita vera e propria inibitoria, la Consob eccepiva il difetto di giurisdizione in capo al giudice ordinario.

In accoglimento della censura, le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno innanzitutto precisato come la pretesa dei risparmiatori danneggiati a che un’Autorità amministrativa, quale è la Consob, eserciti i poteri che la legge gli assegna per la tutela di un pubblico interesse, non possa certamente qualificarsi come diritto soggettivo.

Non è decisiva in senso contrario la possibilità che l’inerzia dell’Autorità pubblica abbia provocato un danno e innescato un’azione di risarcimento. È, infatti, ormai pacifico che la tutela fondata sull’articolo 2043 codice civile copre, non solo la lesione di diritti soggettivi, ma anche quella di interessi legittimi.

Può, invece, essere qualificato come interesse legittimo quello del privato ad ottenere o conservare un bene della vita quando esso si confronta con un potere attribuito dalla legge all’amministrazione, non per la soddisfazione di quell’interesse individuale, ma di un interesse pubblico che lo comprende. Ed è proprio il caso dei poteri attribuiti dalla legge alla Consob che i risparmiatori sottolineavano non essere stati esercitati sotto il profilo dell’attività di vigilanza e neppure sotto quello della mancata adozione di misure specifiche (come, per esempio, la sollecitazione di informazioni supplementari all’emittente).

Spetta, pertanto, al giudice amministrativo, e non a quello ordinario, stabilire nel merito, se in concreto tale interesse legittimo risulti violato e, dunque, meritevole di tutela.

Consulta il testo integrale -> Cassazione – Ordinanza 18 maggio 2015, n. 10095