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Cassazione Civile – Sentenza 6 maggio 2015, n. 9127

Anatocismo: storica sentenza della Suprema Corte di Cassazione Ed ecco l’ennesimo colpo inferto alle banche in materia di anatocismo.

Quella in commento può essere definita una sentenza “storica” in quanto la Suprema Corte di Cassazione ha definitivamente sentenziato che l’anatocismo è vietato tout court, indipendentemente dall’arco temporale in cui sia applicata la pratica scorretta.

L’anatocismo bancario è, dunque, una pratica vietata indipendentemente dal periodo in cui vengono capitalizzati gli interessi a debito, che siano essi annuali o trimestrali.

Dopo la capitalizzazione trimestrale anche quella annuale deve, quindi, ritenersi illegittima, in quanto è irrilevante l’arco temporale entro cui la banca applica una pratica scorretta che non trova riscontro in norme ed usi che possano legittimarla.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha dato ragione ad un correntista che aveva aperto un contratto di apertura di credito con garanzia ipotecaria ed, in seguito, si era visto recapitare una ingiunzione di pagamento da parte della banca con sorte capitale di un milione di euro.

A nulla sono valse le obiezioni della banca secondo la quale, per parte della giurisprudenza, pur essendo dichiarata illegittima la capitalizzazione trimestrale degli interessi, debba ritenersi implicita la sussistenza di usi normativi che legittimano la capitalizzazione annuale.

Per la Suprema Corte, invece, tale giurisprudenza va smentita in quanto, non solo mancano regole apposite ma – si legge in sentenza – in tutti i cinquant’anni che hanno preceduto gli interventi legislativi in materia adottati negli anni novanta del secolo scorso, non si rileva alcuna consuetudine alla capitalizzazione annuale degli interessi debitori, né di necessario bilanciamento con quelli creditori. Insomma: trarre quella conseguenza da parte di una certa giurisprudenza è “assolutamente arbitrario”.

La sentenza in commento aprirà la strada ad un’ondata di ricorsi da parte dei cittadini che, richiedendo un’apertura di credito, un mutuo o un finanziamento, hanno visto lievitare l’importo per via dell’esosa e illegittima clausola sulla capitalizzazione degli interessi.

Alle banche non resta, quindi, che trovare una soluzione pacifica con i cittadini, prima che questi propongano le opposizioni a decreti ingiuntivi od alle altre richieste di pagamento. E questo perché, diversamente, i costi che questa nuova mole di contenzioso potrebbe produrre, finirebbero per essere riversati, ancora una volta, sulla collettività. Le banche, infatti, per recuperare le forti perdite, saranno spinte ad aumentare commissioni e i corrispettivi per i servizi resi.

Consulta il testo integrale -> Cassazione Civile – Sentenza 6 maggio 2015, n. 9127

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