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Tribunale di Verona – Sentenza 27 marzo 2015, n. 809

Contratto di conto corrente con apertura di credito e atti di pagamento e atti ripristinatori della provvista: la banca è tenuta a distinguerliBancario – Contratto di conto corrente con apertura di credito – Rigetto dell’eccezione di prescrizione decennale – Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria – Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali – Eliminazione delle commissioni di massimo scoperto e spese non pattuite

Il Tribunale di Verona, con la sentenza in commento, si è pronunciato in materia di contratto di conto corrente con apertura di credito, condannando la banca convenuta per l’illegittima applicazione degli interessi ultralegali, anatocistici, commissioni di massimo scoperto e spese.

In tema di rapporto bancario di conto corrente, infatti, in mancanza di espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali, gli interessi anatocistici, c.m.s. e spese.

Con riferimento all’eccezione di prescrizione avanzata dalla banca convenuta, il Tribunale di Verona ha aderito all’orientamento espresso dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza 2 dicembre 2010, n. 24418, secondo cui, nell’ambito di un contratto di conto corrente, occorre distinguere tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, con la precisazione che grava sulla banca, quale parte che formula l’eccezione di prescrizione, l’onere di allegare dettagliatamente e provare i movimenti riconducibili alla prima categoria, per i quali la prescrizione decennale decorre dal momento della registrazione contabile e non dalla chiusura del conto.

Posto che i pagamenti eseguiti dal correntista sul conto corrente hanno di norma funzione ripristinatoria della provvista, sulla banca grava l’onere di indicare i singoli pagamenti che, invece, rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto.

Nel caso esaminato dal Tribunale di Verona, tale onere non è stato assolto, in quanto la banca convenuta non ha specificato quali sarebbero i pagamenti effettuati oltre i limiti del fido concesso al correntista con funzione solutoria.

Da ciò ne consegue che l’eccezione in esame avanzata dalla banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall’estinzione del rapporto.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Verona – Sentenza 27 marzo 2015, n. 809

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