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La cessione del quinto dello stipendio è una particolare forma di prestito personale, il cui rimborso avviene attraverso l’addebito della rata sulla busta paga o pensione. Quindi “cessione” perché appunto avviene una trattenuta in busta paga e “del quinto” perché la rata non può eccedere un quinto dello stipendio o pensione, al netto delle ritenute. L’importo della cessione può aumentare, solo per i lavoratori dipendenti, fino ai due quinti dello stipendio grazie al prestito delega (c.d. “doppio quinto”).


Sezioni

Caratteristiche generali

Differenza tra prestito classico e prestito cessione del quinto

Chi può richiederlo

Cessione del quinto per stranieri: comunitari ed extracomunitari

Garanzie

Cessione del quinto e assicurazione

Assicurazione rischio vita

Assicurazione rischio impiego

I documenti

Documenti accessori

Obblighi del datore di lavoro

Le tempistiche

Protestati e cattivi pagatori

La quota cedibile

Istruttoria

Acconto


Questo E-Book è composto da una serie di articoli che affrontano l’argomento da vari punti di vista, evidenziandone le caratteristiche e le modalità d’utilizzo, i vari casi particolari e la normativa che ne regola l’impiego. Inoltre, propone una panoramica dei vari strumenti presenti sul mercato, confrontandone gli aspetti più rilevanti.

Continuate la lettura su:

Entriamo nel dettaglio

Le casistiche

Il doppio quinto

Le offerte sul mercato


 Caratteristiche generali

I prestiti con cessione del quinto dello stipendio o della pensione sono finanziamenti a tasso fisso con rimborso a rate costanti per i dipendenti pubblici e privati con contratto a tempo indeterminato e per i pensionati. Rientrano nella categoria dei prestiti non finalizzati, per cui colui che ne beneficia è in grado di utilizzarlo nella maniera che ritiene più opportuna.

In questa forma di contratto, il rimborso delle rate non viene effettuato dal richiedente bensì dal suo datore di lavoro (o dall’istituto previdenziale nel caso di pensionati).

Il datore di lavoro è pertanto il soggetto deputato a versare le rate a favore dell’istituto finanziario che ha erogato il prestito.

Poiché il finanziamento è garantito dalla cessione del quinto dello stipendio, la concedibilità del prestito non dipende da eventuali problemi di credito passati del richiedente.

Al momento della stipula del contratto di cessione, si sottoscrive anche una assicurazione sui rischi vita ed impiego. Nel caso di cessione del quinto ad un pensionato la scadenza del prestito non può superare il novantesimo anno di età, ma spesso le compagnie di assicurazione limitano il rischio assumendo prodotti con un massimo di ottantacinque anni.

Differenza tra prestito classico e prestito cessione del quinto

La cessione del quinto ed il prestito personale sono due forme di finanziamento appartenenti alla categoria del credito al consumo; prevedono di fatto l’erogazione di un capitale come prestito rateizzato, da restituire in aggiunta agli interessi dovuti secondo un periodo di ammortamento definito contrattualmente al momento dell’accensione.

La principale differenza tra le due forme di finanziamento è che mentre in un prestito tradizionale, la rata viene pagata dal debitore alla banca o alla finanziaria secondo le modalità concordate (es. bonifico, bollettino postale, addebito sul conto corrente) nella cessione del quinto la rata viene detratta direttamente dallo stipendio o dalla pensione. Quindi è l’azienda per la quale si lavora o l’INPS (nel caso di una cessione del quinto della pensione) a pagare la rata direttamente alla finanziaria o alla banca.

Ma questa non è l’unica differenza. Di seguito una sintesi delle altre:

  • il fatto che la cessione del quinto venga rimborsata tramite trattenuta alla fonte su stipendio o pensione limita l’accesso solo a dipendenti con contratto a tempo indeterminato e pensionati. Il prestito personale, dato il rimborso tramite RID sul conto corrente del debitore o bollettini postali, è accessibile anche da liberi professionisti, autonomi, precari e atipici alle condizioni imposte dai criteri creditizi stabiliti dall’istituto finanziario erogante;
  • la cessione del quinto è accessibile anche da cattivi pagatori, mentre per il prestito personale gli istituti finanziari prevedono un’interrogazione alle banche dati, escludendo di fatto ogni soggetto con problemi creditizi;
  • l’istruttoria reddituale per il prestito personale è dettagliata e mira a comprendere l’effettiva capacità di rimborso del richiedente. La cessione non prevede alcuna istruttoria, data la garanzia di rimborso dovuta al prelievo diretto sullo stipendio;
  • mentre il rischio di insolvenza volontaria del prestito personale è elevata, quella della cessione del quinto è nulla, dato che il richiedente non può revocare il suo assenso alla trattenuta;
  • ancora in virtù del basso profilo di rischio, la cessione del quinto consente di ottenere somme a prestito molto più consistenti dei prestiti personali, anche fino ad 80.000 euro;
  • il costo della cessione del quinto, pur con un TAN inferiore (minori interessi sul capitale ricevuto a prestito), è più elevato a causa delle polizze assicurative obbligatorie, che invece non sono previste per i prestiti personali;

In conclusione, la cessione del quinto consente di ottenere somme di denaro molto più elevate dei prestiti personali, a fronte di una minore convenienza complessiva del finanziamento, testimoniata dal TAEG.

La tabella seguente riassume le principali differenze tra le due forme di prestito.

 

Prestito personale

Cessione del quinto

Somma massima ottenibile

In generale fino a 30.000 euro

Fino a 50.000 – 80.000 euro

Durata massima

120 mesi

120 mesi

Età massima ammissibile

Fino a 75 anni

Anche fino a 85 anni

Target di clientela

Tutti, a seconda dei criteri creditizi dell’istituto erogante

Dipendenti con contratto a tempo indeterminato, pubblici e privati, pensionati INPS

Rapporto rata reddito

La rata del prestito personale non può superare il 40% del reddito disponibile

La rate della cessione del quinto non può superare il 20% dello stipendio

Modalità di rimborso

Tramite RID bancario, quindi direttamente sul conto corrente del debitore o bollettini postali

Prelievo diretto alla fonte sulla busta paga ad opera del datore di lavoro

Rischio insolvenza volontaria

Elevato

Zero. L’assenso alla trattenuta non può essere revocato

Documentazione richiesta

Anagrafica e reddituale

Solo anagrafica + certificato di stipendio + benestare azienda

Accesso cattivi pagatori

NO, nessun istituto finanziario eroga prestiti personali a cattivi pagatori

SI, senza alcun problema. Gli istituti finanziari non procedono all’analisi della storia creditizia

Coperture assicurative

Solo facoltative

Obbligatorie per legge le assicurazioni rischio vita e rischio impiego

Tempi di erogazione

5 giorni lavorativi

Circa 10 giorni lavorativi

Chi può richiederlo

Nata nel dopoguerra grazie alla Legge n. 180 del 5 gennaio 1950 e al Regolamento attuativo D.P.R. n. 895 del 28 luglio 1950, come forma di finanziamento esclusivamente destinata ai dipendenti statali con la possibilità del rimborso attraverso trattenute in busta paga, nel 2005, grazie alla Legge 30 dicembre 2004, n. 311 e all’articolo 13-bis della Legge 14 maggio 2005, n. 80 è stata estesa anche ai pensionati INPS e a tutti i lavoratori dipendenti, purché in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Recentemente, grazie all’evoluzione normativa, volta a snellire le procedure e ad allargare i soggetti finanziabili, sono stati introdotti sul mercato prestiti contro cessione del quinto dello stipendio dedicati a dipendenti con contratto di lavoro a tempo determinato (precari e atipici). La limitazione  sta nella durata del prestito, che non può superare quella del contratto di lavoro.

Questa forma di prestito non è accessibile per liberi professionisti, commerciati e lavoratori autonomi di qualsivoglia tipologia.

I soggetti beneficiari sono dunque:

  • dipendenti pubblici e statali;
  • dipendenti privati;
  • pensionati.

Nel caso di lavoratori dipendenti, come detto, il contratto deve essere a tempo indeterminato ed esiste, inoltre, un’anzianità lavorativa minima, che varia a seconda della compagnia assicurativa che fornisce la polizza e che generalmente è di qualche mese.

Di norma anche l’azienda presso cui il richiedente lavora deve soddisfare alcuni criteri di ammissibilità (ad es. un numero minimo di dipendenti, un capitale sociale superiore ad un minimo stabilito, etc.), valutati in sede di delibera della richiesta.

Nel caso di pensionati il prestito di cessione del quinto può essere richiesto da tutti ad accezione dei titolari di:

– pensione di invalidità;

– pensione di inabilità o assegno sociale;

– pensioni con più titolari;

– pensionati con pratiche di pignoramento in corso.

I pensionati dovranno chiedere all’Ente che eroga la pensione (INPS) la “Dichiarazione di quota cedibile”.

Cessione del quinto per stranieri: comunitari ed extracomunitari

La cessione del quinto è una forma di finanziamento aperta a tutti i dipendenti con contratto a tempo indeterminato, siano essi italiani, comunitari o extracomunitari.

La maggior parte degli istituti finanziari oggi equipara i cittadini italiani a quelli comunitari, purché residenti in Italia. I criteri di accesso al credito sono, quindi, i medesimi, principalmente legati al possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato. I cittadini comunitari hanno, quindi, le stesse possibilità di finanziamento dei cittadini italiani.

Ai cittadini extracomunitari sono, invece, richiesti ulteriori requisiti quali il permesso di soggiorno valido e la residenza in Italia da almeno 3 anni.

Dato, però, che la domanda di cessione del quinto proveniente da stranieri è in costante aumento, alcuni istituti finanziari offrono prodotti che, a fronte di importi massimi erogabili più contenuti, consentono un accesso facilitato al credito, ad esempio limitando la residenza in Italia ad 1 anno.

Comunitari ed extracomunitari possono, quindi, accedere ad un prestito contro cessione del quinto dello stipendio se:

  • percepiscono un reddito dimostrabile fisso proveniente da un contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • posseggono un regolare permesso di soggiorno, se cittadini extracomunitari e sono residenti in Italia da almeno 1 anno;
  • possono produrre il certificato di residenza in Italia, se cittadini comunitari;
  • dimostrano un’anzianità lavorativa minima di 12 mesi con un’esperienza continuativa presso lo stesso datore di lavoro.

Con le modifiche normative del 2008, la cessione del quinto è diventata una forma di finanziamento accessibile anche ad un target allargato di aziende private, tra cui imprese di pulizia, imprese edili, cooperative sociali e istituti di vigilanza, dove tradizionalmente la manodopera extracomunitaria è molto diffusa. Ecco quindi un ulteriore elemento di sviluppo della cessione del quinto ai lavoratori stranieri.

Dato che la cessione del quinto prevede obbligatoriamente la presenza di due coperture assicurative, rischio vita e rischio impiego, l’unico scoglio da rilevare è il processo di istruttoria condotto dalle compagnie assicurative. Si presume, infatti, che il rischio impiego di un cittadino extracomunitario sia più elevato.

Garanzie

La particolare struttura di questo tipo di finanziamento non prevede che il richiedente presenti delle garanzie reali.

Per i dipendenti pubblici e statali la garanzia del prestito risiede esclusivamente nella stabilità del posto di lavoro.

Per i dipendenti di aziende private, una ulteriore garanzia è costituita dal trattamento di fine rapporto (TFR), che in caso di insolvenza verrà, quindi, trattenuto dall’istituto finanziario erogatore del prestito.

La normativa di riferimento prevede, infatti, che il richiedente non possa chiedere anticipi sul trattamento di fine rapporto per l’intera durata del finanziamento.

È prevista, inoltre, la sottoscrizione obbligatoria di un’assicurazione rischio vita e/o rischio impiego che garantisca, in caso di mancato pagamento, la copertura dell’importo ancora dovuto eventualmente eccedente il TFR accumulato.

Cessione del quinto e assicurazione

Come accennato al paragrafo precedente, per accedere a questa forma di finanziamento è obbligatorio sottoscrivere due differenti coperture assicurative. Nel caso dei dipendenti le protezioni assicurative coprono il rischio perdita di impiego e il rischio morte; nel caso di pensionati, solo il rischio morte.

Queste coperture non sono facoltative ma obbligatorie per legge (D.P.R. n. 180/50) e consentono all’istituto finanziario di incassare il debito residuo nel momento in cui si manifesta il sinistro.

Il pagamento degli oneri assicurativi compete all’istituto finanziario che, a sua volta, tratterrà la spesa dall’importo concesso con il finanziamento. In altre parole la cifra accreditata sul conto corrente del richiedente sarà al netto dei costi assicurativi.

Il premio pagato dal richiedente per queste due coperture assicurative può essere molto elevato e rappresenta una delle componenti principali del costo complessivo della cessione del quinto.

Di seguito in dettaglio le due polizze assicurative.

Assicurazione rischio vita

Si tratta di un’assicurazione collettiva temporanea in caso di morte a premio unico e a capitale decrescente che copre l’istituto finanziario dal rischio di decesso del richiedente.

Il costo della polizza è a carico del richiedente: l’istituto finanziario trattiene direttamente il premio assicurativo dall’importo che eroga a fronte della cessione del quinto, mentre in caso di decesso il beneficiario non è il richiedente, bensì l’istituto che ha erogato il finanziamento. A questo ultimo, la compagnia di assicurazione corrisponde un capitale pari al debito residuo del finanziamento.

La durata dell’assicurazione coincide con quella del finanziamento concesso, fino ad un massimo di 120 mesi. In caso di estinzione parziale o rinegoziazione della cessione, l’assicurazione resta vincolata al vecchio piano di ammortamento: è pertanto necessario stipulare una nuova copertura senza che alcuna quota del premio venga restituita al richiedente.

La compagnia di assicurazione richiede l’accertamento dello stato di salute del richiedente tramite una semplice dichiarazione di buono stato di salute se il montante finanziato è inferiore a un determinato importo, nell’ordine di 40.000 euro. In caso contrario è necessaria una visita medica completa.

Il premio dipende dall’età, dal sesso, dall’importo e dalla durata del finanziamento e dalle condizioni di salute del richiedente; può arrivare anche al 15%-20% dell’importo erogato.

Assicurazione rischio impiego

Si tratta di un’assicurazione ramo danni associata a prestiti rimborsabili mediante cessione di quote dello stipendio o delegazione di pagamento, stipulata dal richiedente a beneficio dell’istituto finanziario.

Anche in questo caso, la durata dell’assicurazione coincide con quella del finanziamento concesso, fino ad un massimo di 120 mesi e non prevede la disdetta del contratto.

Tale assicurazione protegge l’istituto finanziario dal rischio che il richiedente sia impossibilitato a rimborsare il finanziamento a causa della perdita definitiva dell’impiego, con conseguente cessazione dell’erogazione dello stipendio, oppure a causa del pensionamento anticipato.

Il premio dipende da numerosi fattori anagrafici, primo fra tutti la tipologia di impiego del richiedente. Infatti, se un dipendente pubblico presenta un rischio di perdere il lavoro quasi nullo, nel caso di dipendenti di aziende private questo rischio può essere elevato.

I documenti

Questa forma di finanziamento prevede una modulistica che varia a seconda della categoria dei soggetti interessati (pubblica amministrazione, ente pubblico o privato, ente pensionistico, compagnia assicuratrice). Sicuramente i documenti necessari sono:

  • carta di identità;
  • ultima busta paga per i dipendenti o ultimo cedolino pensione per i pensionati.

Documenti accessori

Il richiedente deve in ogni caso fornire, oltre ai propri dati anagrafici e personali, alcuni allegati che consentano di definire la sua posizione lavorativa o pensionistica:

  • certificato di stipendio

Il certificato di stipendio è un documento che riporta tutti i dati dell’azienda, quelli relativi al rapporto di lavoro del dipendente, tipologia di contratto, stipendio netto mensile e lordo annuale, anzianità di servizio, trattamento di fine rapporto maturato, le eventuali assicurazioni personali, cessioni del quinto o pignoramenti in corso e i relativi residui debiti;

  • benestare dell’azienda

L’atto di benestare è il documento tramite il quale si notifica al datore di lavoro la richiesta del dipendente di cedere una quota del proprio stipendio, l’importo della rata e la dilazione, il vincolo sul TFR per l’importo complessivo del debito. Il datore di lavoro può sottoscrivere il documento per accettazione o prenderne semplicemente atto iniziando a trattenere le rate sulla busta paga.

Il richiedente dovrà, inoltre, firmare opportuna delega a favore del datore di lavoro a prelevare mensilmente dallo stipendio l’importo necessario al rimborso delle rate.

Obblighi del datore di lavoro

Questa forma di finanziamento impone degli obblighi al datore di lavoro verso l’istituto finanziario.

Tali obblighi cambiano a seconda che l’ente sia statale o un’azienda privata. Questa distinzione è stata regolarmente indicata dalla Finanziaria del 2005 che ha incluso i dipendenti di aziende private tra i beneficiari di questa tipologia di prestito.

Gli enti pubblici, infatti, sono volti ad accogliere tutte le richieste lasciando la scelta di erogare il prestito agli istituti finanziari. Le aziende private, invece, possono negare la delega di cessione, ma devono comunque occuparsi di trattenere il quinto dello stipendio per tutto il periodo lavorativo; questo significa che nel caso in cui il rapporto lavorativo termini prima dell’estinzione del debito, il datore di lavoro non ha più l’obbligo di trattenere il quinto. Di conseguenza all’istituto finanziario di norma viene versato il TFR (trattamento di fine rapporto) fino all’estinzione completa ove possibile.

Il datore di lavoro, quindi, dovrà:

  • accettare la richiesta di cessione del quinto secondo la Legge n. 180/50;
  • trattenere dalla busta paga la somma e poi effettuare il versamento della rata sul conto corrente indicato nel contratto;
  • versare il TFR alla fine del rapporto lavorativo nei casi di licenziamento, dimissioni, cassa integrazione e fallimento e conseguente chiusura della ditta.

Se si ha intenzione, invece, di cambiare il posto di lavoro, si deve semplicemente contattare l’istituto finanziario che, a sua volta, girerà la pratica di cessione alla nuova azienda, la quale si impegnerà ad adempiere agli obblighi citati. In ultima analisi, il datore di lavoro deve impegnarsi anche a rinnovare la cessione del quinto come previsto dalla normativa vigente.

Le tempistiche

Il prestito in questa modalità viene erogato in modo veloce (statisticamente occorrono circa 10 giorni lavorativi).

La legge obbliga, infatti, i datori di lavoro ad accettare la richiesta di trattenuta e di versamento all’istituto finanziario, per questo l’operazione andrà quasi sempre a buon fine in tempi molto rapidi. Gli istituti finanziari, inoltre, per quanto riguarda la cessione del quinto, esaminano i documenti relativi al reddito ed ai dati anagrafici, ma non esaminano i documenti relativi a debiti passati o ancora da saldare. Chi è stato bollato come cattivo pagatore, infatti, può comunque beneficiare della cessione del quinto.

Sempre più questa tipologia di prestito viene richiesta tramite il web, poiché la comunicazione tra le parti coinvolte è celere ed efficiente. Una volta che l’istituto finanziario ha esaminato tutti i documenti richiesti e la pratica è stata approvata, la liquidità sarà resa disponibile dopo solo pochi giorni.

Protestati e cattivi pagatori

Nel sistema finanziario italiano la cessione del quinto dello stipendio è l’unica forma di finanziamento accessibile ai cattivi pagatori, ovvero a coloro che hanno ricevuto segnalazioni negative nei Sistemi di Informazioni creditizie, causa protesti, pregiudizievoli o insoluti.

Considerata la modalità di rimborso del debito contratto attraverso la cessione del quinto, tramite prelievo diretto dell’importo dovuto alla fonte, sullo stipendio o sulla pensione, il rischio di insolvenza volontaria è nullo.

Il richiedente, infatti, al momento della stipula del contratto con l’istituto finanziario, sottoscrive, verso il datore di lavoro, una delega alla trattenuta, in cui lo si autorizza a trattenere dallo stipendio la rata di rimborso, girandola direttamente all’istituto finanziario creditore. Dato che tale delega, una volta sottoscritta dal richiedente, non può più essere revocata, ecco che il richiedente stesso non ha la possibilità di sottrarsi volontariamente al pagamento del proprio debito.

In virtù di questo meccanismo, la cessione del quinto è diventata negli ultimi anni un prodotto finanziario destinato alla clientela cosiddetta subprime, che, quindi, non può accedere ad alcuna altra forma di prestito personale.

La quota cedibile

La quota di stipendio o pensione cedibile, che definisce l’importo della rata di rimborso nel piano di ammortamento per legge non può superare un quinto dello stipendio o pensione al netto delle ritenute.

In fase di istruttoria, l’istituto finanziario richiede, come detto in precedenza, oltre alla documentazione classica per l’identificazione del richiedente, un documento specifico denominato certificato di stipendio.

Il certificato di stipendio è un vero e proprio prospetto contabile degli emolumenti, prodotto dal datore di lavoro, che contiene informazioni utili, quali la data di assunzione, il TFR accumulato, la retribuzione lorda e netta. Nel caso siano in corso altri finanziamenti con prelievo sulla busta paga, viene riportata l’entità della trattenuta. Analogamente vengono segnalati, se presenti, eventuali pignoramenti.

Attraverso questi dati, l’istituto finanziario erogante stabilisce la reale rata sostenibile dal richiedente, che può anche essere inferiore al limite massimo di un quinto stabilito dalla legge e procede conseguentemente a determinare l’importo del finanziamento da erogare.

Nel caso di pensionati la dichiarazione di quota cedibile rilasciata dall’Ente previdenziale prende il posto del certificato di stipendio.

Istruttoria

In fase di istruttoria non vengono mai richieste le finalità del finanziamento. Altresì gli istituti eroganti non interrogano i Sistemi di Informazioni creditizie per verificare l’esistenza di eventuali segnalazioni negative, precedenti esposizioni debitorie o passati problemi sui circuiti bancari del potenziale cliente.

Lato istituto finanziario, l’istruttoria si limita all’analisi del certificato di stipendio per valutare, a fronte delle informazioni disponibili (compenso mensile netto, ritenute, TFR maturato e ogni altra eventuale trattenuta), la rata sostenibile dal cliente e, quindi, la quota cedibile che determina l’importo del finanziamento da erogare.

Tuttavia, come detto in precedenza, la cessione del quinto prevede obbligatoriamente una doppia copertura assicurativa sul finanziamento stesso, a tutela del rischio vita e del rischio impiego. In questa ottica, la copertura assicurativa impatta in maniera rilevante sull’affidabilità creditizia del richiedente per quanto riguarda il rischio di impiego: se, infatti, per il rischio vita esistono tabelle di mortalità unificate sviluppate da ANIA e IVASS, la stessa analisi non è altrettanto immediata per quanto riguarda i criteri di valutazione del rischio che il richiedente possa perdere, anche involontariamente, il proprio posto di lavoro, facendo cadere il meccanismo di rimborso, con conseguente default del prestito. Il problema si pone, in particolar modo, per i dipendenti del settore privato, soggetto al rischio di impresa per definizione.

Da qui la necessità, prevalentemente delle compagnie di assicurazione, di un procedimento di istruttoria volto a determinare che l’azienda datrice di lavoro soddisfi precisi requisiti di solidità economico-finanziaria, tali da rilasciare la copertura del rischio impiego all’istituto erogante.

Recentemente, le compagnie di assicurazione hanno sviluppato griglie di scoring per determinare l’assumibilità del rischio impiego delle aziende private, arrivando a mettere in condizione le banche e le società finanziarie, seppure nel rispetto di specifici requisiti, di erogare finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio anche a dipendenti di aziende medio-piccole, ovvero con un numero di dipendenti inferiore a 16, con la possibilità di licenziare dipendenti anche senza giusta causa o giustificato motivo.

Acconto

L’erogazione delle somme concordate attraverso un prestito contro cessione del quinto avviene normalmente in 10 giorni lavorativi dall’avvio della pratica.

In effetti, l’analisi del rischio impiego prevede, come dettagliatamente esaminato nel paragrafo precedente, una fase di istruttoria rivolta all’azienda datrice di lavoro più che al richiedente stesso. Se tale istruttoria è molto semplice per le aziende statali, gli enti pubblici (ad esempio Regioni, Province o Comuni) e le pubbliche amministrazioni, può diventare, invece, piuttosto complessa per le aziende private.

Dato che questi accertamenti possono richiedere diversi giorni, in caso di necessità (ad esempio il versamento di una caparra o l’esigenza di liquidità più immediata)- il richiedente ha la possibilità di chiedere un acconto sulla somma erogata tramite la cessione del quinto, già in sede di presentazione della documentazione, prima che l’istruttoria venga conclusa, generalmente entro 24 ore dalla stipula del contratto di finanziamento.

Dalla concessione dell’acconto, nell’arco di un periodo solitamente inferiore alle due settimane, necessario per l’esame del certificato di stipendio e per la firma dell’atto di benestare da parte del datore di lavoro, l’istituto finanziario provvede all’erogazione del saldo.

Generalmente, la somma di denaro data in acconto ha un importo limitato pari al 15%-20% dell’importo netto erogato previsto dal contratto di cessione del quinto. L’istituto finanziario trattiene poi una quota spese  pari all’uno percento dell’acconto stesso. Altresì sull’acconto, gli istituti finanziari calcolano gli interessi che il cliente dovrà corrispondere.

Esempio, nel caso di una cessione con importo netto erogato pari a 25.000 euro, il richiedente può ottenere un acconto nell’ordine di circa 4.000 euro, su cui pagherà una commissione forfettaria a titolo di rimborso spese pari a 40 euro.