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Banche popolari: la riforma è leggeLegge 24 marzo 2015, n. 33 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, recante misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti

Nella Gazzetta ufficiale dello scorso 25 marzo è stato pubblicato il testo definitivo di conversione del decreto legge sulle banche popolari e sulla portabilità del conto corrente varato dal governo lo scorso 24 gennaio.

BANCHE POPOLARI

LIMITI ALL’ATTIVO

Fissata a 8 miliardi la soglia per la trasformazione in S.p.A.

La riforma introduce un limite dimensionale all’attuale disciplina. Per le banche popolari con un attivo superiore a 8 miliardi scatta l’obbligo di trasformazione in S.p.A.. Quando l’istituto è capogruppo di un gruppo bancario, il limite è determinato a livello consolidato. In caso di superamento della soglia, se entro un anno l’attivo non viene ridotto e non viene deliberata la trasformazione Banca d’Italia adotta i relativi provvedimenti sanzionatori.

NOMINE 

Allentamento dei vincoli sulla scelta degli organi

Si consente agli istituti la possibilità di riservare specifici diritti patrimoniali e amministrativi ai soci in possesso di strumenti finanziari con particolare riferimento all’esercizio di un numero di voti in assemblea maggiore rispetto a quello previsto per gli altri soci fino a un massimo di un terzo dei voti esercitabili in assemblea, e al diritto di nominare fino a un terzo dei componenti dell’organo di amministrazione e controllo.

DELEGHE 

Sale a 20 il numero massimo e a decidere sarà lo statuto

La riforma delle popolari interviene anche sul numero massimo di deleghe che possono essere conferite a un socio, che sale da 10 a 20. La sua determinazione resta in capo agli statuti delle banche e comunque non può essere inferiore a 10. La diposizione introdotta dal decreto legge deroga espressamente all’articolo 2539 del codice civile che per le cooperative disciplinate dalle norme sulle S.p.A. a fissa il limite massimo a 10 deleghe.

DIRITTO DI VOTO 

Scatta la norma anti-scalata con il tetto al 5%

Le banche popolari che si trasformano in società per azioni potranno introdurre una clausola anti-scalata. Il diritto di voto in assemblea non potrà essere esercitato per un quantitativo di azioni superiore al 5%. Il tetto potrà essere adottato “con maggioranza facilitata” per i primi 24 mesi dall’entrata in vigore della legge. Sparisce il voto capitario in base al quale ciascun socio, a prescindere dalle azioni detenute, dispone di un solo voto.

REGIME TRANSITORIO 

Prima le regole della Banca d’Italia poi 18 mesi per trasformarsi

Le banche popolari avranno 18 mesi per adeguarsi alla nuova disciplina sui limiti dell’attivo e la trasformazione in S.p.A. Un anno e mezzo che decorre dalla data di entrata in vigore delle regole attuative che dovranno essere messe a punto dalla Banca d’Italia. Tempi stretti, dunque, per avviare il processo di trasformazione sfruttando al massimo la clausola anti-scalata del 5%

PORTABILITÀ 

Adeguate alla normativa UE le regole sui conti correnti

La legge riscrive, in base alla Direttiva 2014/92/UE del 23 luglio 2014, anche le norme sulla portabilità dei conti correnti, i quali andranno trasferiti, senza costi per i clienti (che resteranno a carico della banca), entro 12 giorni lavorativi, pena multe salate, da 5mila a 64mila euro per i dirigenti, ma anche i dipendenti, delle banche inadempienti. Le norme sono valide anche per spostare i conti titoli.

A fronte del mancato rispetto del termine, l’istituto di credito dovrà pagare al cliente un indennizzo proporzionale al ritardo e alla disponibilità presente sul conto all’atto della richiesta. Quanto ai criteri e alle modalità di erogazione dell’indennizzo il decreto-legge rinvia ad apposito decreto che dovrà essere emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sentita la Banca d’Italia.

Gli istituti hanno tre mesi per adeguarsi.

Consulta il testo integrale -> Legge 24 marzo 2015, n. 33

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