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Tribunale di Avezzano – Sentenza 4 marzo 2015

Usura pecuniaria non ad interessi: sanzione civile, rimedi, rescissione e nullitàUsura pecuniaria non ad interessi – Sanzione civile – Rimedi – Rescissione – Nullità

Il Tribunale di Avezzano, con la sentenza in commento, si è pronunciato in materia di usura.

Il reato di usura è disciplinato dall’art. 644 del codice penale. Tale norma formula diversi tipi di usura.

Sotto il profilo del vantaggio conferito dall’usuraio si distingue fra usura pecuniaria (pecunia contro interessi, capitale o altro vantaggio) e usura reale (attribuzione di una prestazione diversa dal denaro contro capitale o altro vantaggio).

Sotto il profilo soggettivo si distingue fra l’usura soggettiva (che implica l’approfittamento di uno stato di bisogno) e quella oggettiva (che prescinde da tale stato).

In particolare soltanto l’usura pecuniaria di interessi presenta carattere oggettivo (art. 644, comma 1 e 3, primo periodo, c.p.) e sanzione civilistica nell’art. 1815 c.c..

L’usura, pur pecuniaria, non ad interessi (seppur contro un capitale), invece, presenta sempre carattere soggettivo, postulando la condizione di difficoltà economica o finanziaria della persona pregiudicata, oltre che la sproporzione rispetto al tasso medio praticato per operazioni analoghe sul mercato.

Ed invero in tale senso “In tema di usura c.d. in concreto (art. 644, commi 1 e 3, seconda parte, c.p.) le “condizioni di difficoltà economica o finanziaria” della vittima, che integrano la materialità del reato, si distinguono dallo “stato di bisogno“, che integra la circostanza aggravante di cui all’art. 644, comma quinto n. 3, c.p., perché le prime consistono in un situazione meno grave e in astratto reversibile, che priva la vittima di una piena libertà contrattuale, laddove la seconda consiste invece in uno stato di necessità tendenzialmente irreversibile, che, pur non annientando in modo assoluto qualunque libertà di scelta, comporta un impellente assillo, tale da compromettere fortemente la libertà contrattuale del soggetto, inducendolo a ricorrere al credito a condizioni sfavorevoli” (Cass., Sez. 2, Sentenza n. 18778 del 25/03/2014).

Sotto un profilo squisitamente civilistico, poi, l’integrazione di una tale fattispecie di reato dà luogo a profili rimediali tuttora incerti.

Secondo la corrente che ricostruisce il rimedio civilistico di tale reato nella nullità virtuale, tali requisiti soggettivi ed oggettivi sono sufficienti per determinare l’invalidità del contratto di scambio, mentre per la corrente che rintraccia il suddetto rimedio nell’azione di rescissione generale, è altresì necessario che ricorrano i presupposti di sproporzione qualificata e di approfittamento di cui all’art. 1448 c.c..

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Avezzano – Sentenza 4 marzo 2015

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