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Ultime Gazzette consultate:

G.U. Serie Generale 3 marzo 2015

G.U. Unione Europea 4 marzo 2015

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Argomenti trattati:

Applicazione di interessi usurari: il mutuo diventa gratuito

Corte d’Appello di Campobasso – Sentenza 20 settembre 2014, n. 268

La Corte d’Appello di Campobasso, con la sentenza in commento, si è pronunciata in materia di applicazione di interessi usurari nell’ambito di un contratto di mutuo.

L’applicazione, da parte della banca, di interessi usurari, comporta, per il disposto del secondo comma dell’articolo 1815 del codice civile, che non siano dovuti interessi di alcun genere, nemmeno quelli in misura legale. Il mutuo concesso, in questo contesto, diventa da oneroso a gratuito. È questo l’interessante principio espresso dai giudici di secondo grado, che hanno così accolto il ricorso di alcuni correntisti ed hanno rideterminato al ribasso le cifre da corrispondere alla banca.

La vicenda

In primo grado, infatti, i ricorrenti, titolari di diversi rapporti, erano stati condannati a pagare 200mila euro all’istituto di credito.

Dalla documentazione prodotta emerge che il primo mutuo fu contratto il 15 dicembre 1994, vale a dire allorché non era stata emanata la Legge n. 108 del 1996. Successivamente, però, il 10 ottobre 1997, nel vigore, pertanto, della normativa antiusura, intervennero, stante la inadempienza di parte mutuataria, due atti di “variazione dell’ammortamento di mutuo” e il nuovo tasso di interesse pattuito superava il limite dalla stessa stabilito.

“Dal momento (…) della variazione del piano di ammortamento – si legge nell’impugnazione – che determinava sostanzialmente un nuovo rapporto di mutuo caratterizzato dalla variazione della sorte capitale per effetto della capitalizzazione degli interessi scaduti e degli interessi di mora maturati, e, dal primo momento successivo all’entrata in vigore della Legge n. 108/96, gli interessi calcolati ed addebitati sono sempre stati usurari”.

La norma, ricorda la Corte territoriale, ha previsto la fissazione dei cosiddetti “tassi soglia”, successivamente determinati da decreti ministeriali, al di sopra dei quali, gli interessi corrispettivi e moratori ulteriormente maturati vanno considerati usurari e, dunque, automaticamente sostituiti.

La motivazione

Secondo la Corte territoriale la doglianza dei correntisti è legittima, in quanto gli atti di variazione “incisero fortemente sull’ammontare degli interessi che, dal 10 ottobre 1997, furono, sempre, usurari”. “Ne consegue, continua la sentenza, che, per il disposto del secondo comma dell’articolo 1815 codice civile, non sono dovuti interessi di alcun genere, nemmeno quelli in misura legale”, insomma il mutuo “diventa da oneroso a gratuito”.

La Corte territoriale, inoltre, non ritiene ammissibile la tesi sostenuta dalla banca secondo cui la mancata contestazione dell’estratto conto determina la connessa implicita approvazione delle operazioni in esso annotate. Tale regola, infatti, riguarda “gli accrediti e gli addebiti considerati nella loro realtà effettuale, nonché la verità contabile, storica e di fatto delle operazioni annotate ma non impedisce la formulazione di censure concernenti la validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti”.

Infine, “a norma dell’articolo 1283 codice civile, il quale, in mancanza di usi contrari, fissa il divieto di interessi sugli interessi scaduti, salvo che per il periodo successivo alla proposizione della domanda giudiziale o in forza di accordo successivo alla scadenza, le clausole che prevedono una capitalizzazione degli interessi sono affette da nullità per contrasto con norme imperative, la quale è rilevabile d’ufficio, ai sensi del successivo articolo 1421, sia nel giudizio di appello che in quello di legittimità, ove il suo accertamento non implichi l’acquisizione di ulteriori elementi di fatto”.

 

Illegittima iscrizione nell’elenco nazionale degli intermediari finanziari comunitari: Banca d’Italia e Ministero dell’Economia e delle Finanze risarciscono il danno

Cassazione Civile – Sentenza 20 febbraio 2015, n. 3458

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, si è pronunciata in materia di illegittima iscrizione nell’elenco nazionale degli intermediari finanziari comunitari.

La vicenda trae spunto dall’illegittima iscrizione nel suddetto elenco, di una società britannica e dai danni subiti da alcune società. Attraverso questa iscrizione, infatti, la società è stata abilitata a rilasciare delle garanzie che poi non è stata in grado di onorare.

I giudici della Suprema Corte hanno statuito che la Banca d’Italia (in quanto succeduta all’Ufficio Italiano Cambi) ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze sono tenuti a risarcire i danni.

È stato, dunque, respinto il ricorso degli organi di vigilanza, avverso la pronuncia con cui la Corte d’Appello li aveva condannati a risarcire i danni sofferti da alcune S.r.l. a cui una società di diritto britannico, illegittimamente iscritta nell’elenco degli intermediari finanziari, aveva rilasciato delle garanzie che non erano state onorate.

Il Ministero dell’Economia e la Banca di Italia avevano, infatti, acconsentito all’iscrizione della detta società senza svolgere i dovuti controlli circa la ricorrenza dei presupposti, nella fattispecie, per l’appunto, non sussistenti, previsti dalla legge al momento vigente.

Secondo i giudici, in particolare, gli organi di vigilanza, in quanto tali, sarebbero dovuti andare oltre un mero controllo formale – nella fattispecie, limitato al versamento del capitale sociale ed alla sussistenza dei requisiti di onorabilità dei dirigenti – e verificare piuttosto la costituzione di idoneo fondo di dotazione e lo svolgimento dell’attività nel paese d’origine.

La Corte Suprema ha, quindi, ritenuto sussistere il nesso di causalità tra il danno sofferto dalle società creditrici e l’inadempimento del soggetto che ha garantito le obbligazioni dei loro debitori.

Di conseguenza, il nesso va esteso anche all’omesso controllo, da parte del Ministero dell’Economia e della Banca di Italia, circa la sussistenza dei requisiti per l’iscrizione del soggetto garante; iscrizione che ha costituito presupposto indefettibile per la concessione di garanzie mai onorate.

 

Ipoteca: privilegio ipotecario esteso agli interessi di qualunque natura

Cassazione Civile – Sentenza 31 ottobre 2014, n. 23164

Privilegio ipotecario – Art. 2855, 2° comma c.c. – Interessi corrispettivi – Ammissibilità – Interessi moratori – Esclusione

Privilegio ipotecario ex art. 2855, 3° comma, c.c. – Interessi corrispettivi o moratori – Estensione

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, si è espressa in materia di privilegio ipotecario statuendo che, in caso di iscrizione di ipoteca per un capitale, l’estensione del privilegio ipotecario agli interessi, secondo quanto stabilito dall’art. 2855, 2° comma, codice civile, è limitata ai soli interessi corrispettivi, con conseguente esclusione di quelli moratori, dovendosi ritenere l’espressione “capitale che produce interessi” circoscritta ai soli interessi che costituisconoremunerazione del capitale medesimo.

Ai sensi del 3° comma dell’art. 2855 codice civile, sono assistiti dal privilegio ipotecario gli interessi di qualunque natura – e cioè, non rilevando se qualificabili come corrispettivi o moratori – ed al tasso legale via via vigente, maturati successivamente all’annata in corso al momento dal pignoramento (ovvero in caso di credito azionato con intervento nel processo esecutivo, al momento di questo) fino alla vendita del bene oggetto di ipoteca.

 

Obbligazioni Lehman Brothers: doveri informativi e adeguatezza dell’operazione

Corte d’Appello di Trieste – Sentenza 18 dicembre 2014

Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Lehman Brothers – Obblighi informativi dell’intermediario – Art. 21 TUF – Fase prenegoziale e fase esecutiva

Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Lehman Brothers – Inadeguatezza investimento – Inadempimento contrattuale – Risarcimento del danno – Nesso causale in re ipsa – Quantum del danno

Art. 29 Regolamento Consob n. 11522/98 – Disposizione di ordine pubblico – Operazione non adeguata – Obbligo contrattuale di informare per iscritto – Mancanza – Obbligo di astensione – Cliente retail – Dichiarazione di propensione al rischio alta – Valenza abitudini di investimento

Ecco l’ennesima sentenza in materia di vendita di obbligazioni Lehman Brothers. Questa volta a pronunciarsi è stata la Corte d’Appello di Trieste.

I giudici aditi hanno confermato importanti principi in materia intermediazione finanziaria, soffermandosi soprattutto sugli obblighi imposti, dalla normativa di settore, agli intermediari finanziari.

Innanzitutto, ai sensi dell’art. 21 del TUF, l’intermediario deve comportarsi con diligenza, correttezza e professionalità nella cura del cliente, sia nella fase che precede la stipulazione del contratto quadro, che in quella di esecuzione dello stesso.

Relativamente alla fase che precede la stipulazione del contratto, l’intermediario deve acquisire preliminarmente le informazioni necessarie sulla situazione finanziaria del cliente, in modo tale da adeguare ad essa la sua offerta di investimento.

Dopo la stipulazione del contratto quadro, invece, i doveri d’informazione dell’intermediario sono finalizzati alla corretta esecuzione del contratto ed hanno un contenuto sia positivo che negativo.

Positivo in quanto l’intermediario deve comunicare per iscritto situazioni di conflitto di interesse ed inadeguatezza delle operazioni di investimento, tenendosi sempre informato sulla situazione del cliente.

Negativo in quanto non deve consigliare e/o non deve effettuare operazioni inadeguate alla situazione finanziaria del cliente.

La violazione, da parte dell’intermediario, dei predetti obblighi informativi comporta un illecito contrattuale con conseguente condanna al risarcimento del danno.

In caso di conflitto di interesse ed operazioni inadeguate il nesso di causalità tra il comportamento dell’intermediario ed il danno subito è in re ipsa, poiché il legislatore ha stabilito che può essere data attuazione all’ordine di investimento soltanto in pendenza di determinate condizioni, non ricorrendo le quali lo stesso ha l’obbligo di astenersi.

L’art. 29 Regolamento Consob n. 11522/98 è, infatti, norma imperativa e di ordine pubblico e pertanto l’intermediario può eseguire un’operazione non adeguata soltanto in caso di acquisizione di precisa disposizione scritta in cui si fa riferimento alle avvertenze ricevute. L’investimento di quasi il 25% del patrimonio in obbligazioni Lehman undici giorni prima del default non può considerarsi adeguato al profilo finanziario di una cliente retail che in passato aveva investito in strumenti finanziari rischiosi accettando una perdita alta, diversificando i suoi investimenti, parcellizzando così il rischio.

Infine, la Corte d’Appello di Trieste ha stabilito che il danno subito dal cliente è costituito dalla somma impegnata per l’investimento, rivalutata alla data della sentenza, oltre agli interessi legali dal dì della domanda al saldo.

Usura: sommatoria di interessi corrispettivi e moratori

Tribunale di Milano – Sentenza 12 febbraio 2015

Usura – Contestazioni relative al cumulo di interessi corrispettivi e moratori – Infondatezza

Il Tribunale di Milano, con la sentenza in commento, torna a pronunciarsi in materia di usura, con particolare riferimento alla sommatoria di interessi corrispettivi e moratori.

Il Tribunale di Milano, nella persona del giudice dott.ssa Laura Cosentini, è stato chiamato in causa per accertare la nullità di un contratto di mutuo ipotecario in quanto, secondo la tesi degli attori, gli interessi, all’epoca convenuti, ricompresi gli interessi di mora, erano da considerarsi usurari.

Richiamando una Sua prevedente ordinanza del 28 gennaio 2014, lo stesso giudice ha affermato che non è condivisibile la tesi sostenuta dagli attori, in quanto la verifica del rispetto della soglia di usura va parallelamente condotta con riferimento ai due tassi, corrispettivi e moratori, che assolvono a funzioni diverse.

Il tasso corrispettivo indica la misura degli interessi riconosciuti al mutuante a titolo di corrispettivo del prestito accordato, mente il tasso di mora indica la misura della penalità per il ritardato adempimento, fatto imputabile al mutuatario e solo eventuale, la cui incidenza va rapportata al protrarsi ed all’entità dell’inadempimento.

Nel caso di specie, peraltro, tale rilievo è ancora più evidente dato che, sulla base di quanto pattuito, gli interessi moratori, in caso di ritardo nel pagamento delle rate da parte del mutuatario, sarebbero stati conteggiasti soltanto in sostituzione degli interessi corrispettivi e non invece in aggiunta. Secondo quanto previsto dall’art. 10 delle condizioni contrattuali, infatti, in caso di ritardo nel pagamento, l’interesse moratorio sarebbe stato applicato “sulla sola parte capitale della rata insoluta”, e non già, come previsto dall’art. 3, comma 1, della Delibera CICR 9 febbraio 2000, ove pattuito, sull’importo complessivo della rata, ossia comprensivo anche della quota interessi.

Sulle base di queste considerazioni, il Giudice adito ha respinto tutte le domande degli attori, condannandoli alla rifusione delle spese di lite alla controparte.

 

Voto maggiorato: modifiche al Regolamento dei servizi di gestione accentrata, liquidazione e garanzia

Banca d’Italia-Consob – Atto 24 febbraio 2015 – Modifiche al Provvedimento 22 febbraio 2008, recante “Disciplina dei servizi di gestione accentrata, di liquidazione, dei sistemi di garanzia e delle relative società di gestione”

A seguito dell’introduzione della nuova disciplina in materia di maggiorazione del diritto di voto di cui all’articolo 127-quinquies del Testo Unico della Finanza e della relativa normativa attuativa adottata dalla Consob, è stato modificato con l’atto in commento il Regolamento recante la disciplina dei servizi di gestione accentrata, di liquidazione, dei sistemi di garanzia e delle relative società di gestione adottato dalla Banca d’Italia e dalla Consob con Provvedimento del 22 febbraio 2008 (il c.d. “Provvedimento Unico”).

Le modifiche al Provvedimento Unico completano, da un punto di vista operativo, le modifiche già apportate al Regolamento Emittenti nello scorso mese di dicembre.

In particolare, si accolgono alcune delle soluzioni tecniche proposte dagli operatori nel corso della consultazione sulle modifiche del Regolamento Emittenti, la cui gestione richiede una modulazione dettagliata dei rapporti tra intermediari ed emittenti e il coinvolgimento della società di gestione accentrata.

Ciò in conseguenza della necessità di contemperare tra di loro l’autonomia statutaria – che il legislatore ha riservato alle società nella definizione dei concreti meccanismi di operatività della maggiorazione – e l’esigenza di una standardizzazione minima dei processi, funzionale all’operatività del sistema di gestione accentrata.

Si prevedono in particolare:

a. l’introduzione di un flusso informativo obbligatorio tra l’azionista e l’emittente, rappresentato da una “comunicazione” ad hoc nel momento in cui l’azionista decide di iscriversi nell’elenco previsto dall’articolo 127-quinquies, comma 2, del TUF;

b. l’attivazione di specifiche evidenze contabili attraverso il ricorso a codici identificativi speciali nel sistema di gestione accentrata per le azioni in relazione alle quali un soggetto abbia ottenuto l’iscrizione nell’elenco indicato dall’articolo 127-quinquies del TUF nonché per quelle in relazione alle quali il soggetto stesso abbia conseguito la maggiorazione del diritto di voto;

c. ulteriori flussi informativi tra intermediari ed emittenti, che siano funzionali alla gestione delle specifiche evidenze contabili di cui sopra;

d. l’obbligo per intermediari, emittenti e società di gestione accentrata di uniformarsi alle migliori prassi di mercato per gli aspetti operativi non espressamente disciplinati nel provvedimento unico. Sono con ciò invitati gli operatori a procedere alla definizione dei risvolti di natura più marcatamente tecnica della nuova disciplina. Ciò in analogia a quanto già avvenuto in passato per la gestione degli altri flussi relativi all’esercizio dei diritti sociali.

L’atto in commento entrerà in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Monitoraggio del Var e responsabilità dell’intermediario e del Consorzio Patti Chiari per aver mantenuto un determinato titolo nel Listino

Tribunale di Torino – Sentenza 14 gennaio 2015

Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi dell’intermediario – Obblighi informativi passivi e attivi – Distinzione

Intermediazione finanziaria – Intermediario aderente al Consorzio Patti Chiari – Monitoraggio dell’andamento del titolo attraverso il Var – Necessità – Responsabilità per mantenimento del titolo nel Listino Patti Chiari – Sussistenza

Gli obblighi informativi a carico dell’intermediario finanziario nei confronti dei clienti devono essere adempiuti sia nella fase iniziale del rapporto (obblighi informativi passivi: know your customer) sia all’atto dello specifico ordine di acquisto di strumenti finanziari (obblighi di informazione attiva: suitability rule).

È responsabile del danno patito dall’investitore l’intermediario che abbia aderito al Consorzio Patti Chiari (sorto su iniziativa Abi per offrire ai risparmiatori un servizio informativo continuo fondato sui valori di chiarezza, comprensibilità e comparabilità del prodotto) e che non abbia seguito l’andamento di un determinato titolo secondo il monitoraggio del Var, il quale costituisce parametro fondamentale di misurazione del rischio per decidere se inserire o eliminare un titolo obbligazionario dal Listino Patti Chiari. Analoga responsabilità è individuabile in capo al Consorzio.

Provvedimenti cautelari in materia di contratti derivati: funzione di copertura e causa del contratto

Tribunale di Milano – Sentenza 28 novembre 2014

Procedimento ex art. 700 c.p.c. – Contratti derivati – Funzione di copertura e causa del contratto – Fumus boni iuris – Insussistenza

Procedimento ex art. 700 c.p.c. – Contratti derivati a c.d. copertura condizionata – Causa – Fumus boni iuris – Insussistenza

Procedimento ex art. 700 c.p.c. – Contratti derivati – Alea del contratto ed equilibrio delle prestazioni negoziali – Fumus boni iuris – Insussistenza

Procedimento ex art. 700 c.p.c. – Segnalazione in Centrale Rischi – Differenza tra sofferenza e sconfinamento – Periculum – Insussistenza

Lo schema negoziale astratto delle operazioni in derivati consiste in uno scambio di flussi finanziari convenuto dalle parti sulla scorta della variazione dei tassi di interesse; in ciò si palesa l’intrinseca aleatorietà dello strumento, caratterizzata dalla dipendenza del valore del contratto da fattori esterni e mai certi per alcuna delle parti. Ne consegue che, ferma la necessaria bilateralità dell’elemento aleatorio, è irrilevante il fatto che il rischio sia ugualmente ripartito tra i contraenti ovvero sopportato in misura maggiore da uno di essi, dipendendo pur sempre da fattori estranei alla signoria delle parti (la variazione, in questo caso, dell’Euribor trimestrale); sicché, quand’anche venissero fissate soglie il cui raggiungimento appare ex ante difficile da pronosticare, permane il requisito imprescindibile dell’aleatorietà.

Sotto il profilo della causa in concreto, anche laddove i contratti derivati facessero genericamente riferimento all’esposizione debitoria della ricorrente, senza specificare i singoli rapporti cui offrire “copertura”, non perciò tale funzione deve ritenersi preclusa, avendola le parti calibrata per relationem in modo da eliminare per la cliente il rischio di innalzamento dei tassi di interesse e quindi degli oneri finanziari da essa sopportati in relazione ad un ammontare debitorio predeterminato ed individuato con precisione.

Nei derivati a c.d. “copertura condizionata” – in cui il possibile guadagno del cliente si colloca all’interno di un determinato range quantificato nella differenza tra tasso fisso e tasso soglia – non viene meno la funzione di copertura del contratto, né l’alea bilaterale intrinseca allo stesso.

La perdita subita ex post da uno dei contraenti – evidentemente collegata alla mancata concretizzazione delle prospettive sull’andamento del mercato attese in sede di stipula del contratto – non determina il venir meno della funzione di copertura convenuta dalle parti in sede di stipula del contratto. Né tale circostanza può contribuire a fondare un preteso squilibrio tra le obbligazioni a carico delle parti, posto che le perdite patrimoniali eventualmente patite dal cliente rientrano nella normale alea di tale tipologia di negozi, nei quali la prestazione dipende da un evento futuro ed incerto quale l’oscillazione dei parametri di riferimento.

Nelle segnalazioni di mero sconfinamento – a differenza di quanto avviene con le segnalazioni a sofferenza – la banca non compie alcun apprezzamento discrezionale sull’affidabilità o meno del cliente, limitandosi a comunicare i propri crediti non problematici alla stregua dei criteri obbligatori definiti da Banca d’Italia. Peraltro, la circostanza per cui la cliente aveva già registrato sconfinamenti con altri operatori del sistema bancario, diversi dall’odierna convenuta, smentisce senz’altro l’imminenza di quella “allerta generalizzata negli enti finanziatori” e quindi di quel pregiudizio irreparabile paventato dall’attrice.

Domanda di restituzione di somme date a mutuo e onere della prova

Tribunale di Reggio Emilia – Sentenza 25 febbraio 2015

Mutuo – Domanda di restituzione – Onere probatorio – Prova dell’avvenuta consegna del denaro – Sufficienza – Esclusione – Riconoscimento da parte del convenuto del ricevimento della cosa per un diverso titolo – Eccezione in senso sostanziale – Esclusione – Inversione dell’onere della prova – Esclusione

L’attore che chiede la restituzione di somme date a mutuo è tenuto a provare, ai sensi del primo comma dell’art. 2697 c.c., gli elementi costitutivi della domanda, e quindi non solo la consegna, ma anche il titolo della stessa, dal quale derivi l’obbligo della reclamata restituzione, senza che la contestazione del convenuto – il quale, riconoscendo di aver ricevuto la somma, deduca una diversa ragione della dazione di essa – si tramuti in eccezione in senso sostanziale, sì da invertire l’onere della prova.

Unipol Gruppo Finanziario Spa: quesito sulla rilevanza di un’operazione societaria ai fini opa

Consob – Comunicazione n. DCG/0013637 del 24 febbraio 2015 – Finsoe S.p.A./Unipol Gruppo Finanziario S.p.A. – Quesito in merito alla rilevanza di un’operazione di riallocazione societaria ai fini dell’applicabilità della disciplina dell’Opa obbligatoria di cui all’art. 106 del D.Lgs. n. 58 del 1998

La Commissione, in risposta ad un quesito, ha affermato che l’operazione di conversione obbligatoria delle azioni privilegiate emesse dalla società quotata Unipol Gruppo Finanziario (Ugf) S.p.A. in azioni ordinarie non comporta l’applicabilità della disciplina dell’opa obbligatoria su azioni Ugf né in capo alla controllante Finsoe S.p.A. né dei suoi soci.

Conseguentemente non sorgerà alcun obbligo di opa per acquisto indiretto ai sensi dell’art. 106, comma 3, del Tuf e 45 del regolamento emittenti adottato dalla Consob con delibera n. 11971/1999 sulle azioni della società quotata controllata da Ugf UnipolSai Assicurazioni Spa. La conversione è stata approvata dall’assemblea straordinaria Ugf del 25 febbraio 2015 e dell’assemblea straordinaria dei possessori di azioni privilegiate Ugf del 26 febbraio 2015.

Il capitale sociale di Ugf è attualmente suddiviso in 717.473.508 azioni di cui: 443.993.991 azioni ordinarie, rappresentative di circa il 61,88% del capitale; 273.479.517 azioni privilegiate, pari a circa il 38,12% del capitale che, da disposizioni statutarie, attribuiscono il diritto di voto esclusivamente nelle deliberazioni relative all’assemblea straordinaria di Ugf e all’assemblea speciale degli azionisti privilegiati.

L’operazione di conversione, realizzata con un rapporto di conversione 1:1, era stata subordinata, secondo quanto rappresentato nel quesito, alle seguenti condizioni:

(i) che l’esborso massimo a carico di Ugf conseguente all’eventuale esercizio del diritto di recesso da parte dei possessori di azioni privilegiate Ugf ai sensi dell’art. 2437, comma 1, lett. g), codice civile non superi l’importo di 100 milioni di euro;

(ii) che l’Ivass approvi le conseguenti modifiche statutarie.

Sempre secondo quanto rappresentato nel quesito, qualora la conversione fosse andata a buon fine, la controllante Finsoe Spa, pur riducendo la propria partecipazione dal 50,75% al 31,45% del capitale ordinario di Ugf, avrebbe continuato ad esserne il primo e più rilevante azionista e si sarebbe pertanto trovata in condizione di esercitare su di essa un controllo di fatto ai sensi e per gli effetti dell’art. 2359, comma 1, n. 2, codice civile.

Pertanto, non vi sarebbe alcun mutamento degli assetti di controllo su Ugf in quanto Finsoe manterrebbe una posizione di influenza dominante su quest’ultima né sorgerebbero le esigenze di tutela degli azionisti di minoranza al cui soddisfacimento è finalizzata la disciplina dell’opa obbligatoria. Inoltre, la circostanza che gli attuali soci di Finsoe, detentori di azioni privilegiate Ugf, verrebbero a detenere ad esito della conversione una partecipazione diretta in Ugf pari a circa il 12,45%, non avrebbe rilevanza ai fini dell’opa obbligatoria, in quanto i predetti soci non sarebbero legati – né tra loro né con Finsoe – da alcun vincolo parasociale e sarebbero, pertanto, liberi di esercitare individualmente i diritti inerenti alle azioni ordinarie acquisite mediante la conversione.

La Commissione, dopo aver richiamato la normativa applicabile al caso di specie, ha rammentato che nell’ambito di operazioni di ristrutturazione e razionalizzazione dell’assetto azionario di un emittente quotato può talvolta verificarsi un mutamento degli assetti di controllo di quest’ultimo (e, dunque, possono sorgere i presupposti dell’obbligo di promuovere un’offerta pubblica di acquisto) anche in presenza di un socio che già detenga e continui a detenere una partecipazione superiore al 30%.

Nel caso della Ugf Spa la conversione determinerebbe da parte degli attuali azionisti di Ugf, titolari di azioni privilegiate, l’acquisto di azioni ordinarie di Ugf e, contestualmente, la riduzione della partecipazione del soggetto che attualmente controlla di diritto quest’ultima (Finsoe, che detiene azioni privilegiate nella misura minima dello 0,002%).

Tale riduzione avverrebbe in assenza di una contestuale stipulazione di un patto parasociale tra Finsoe e gli altri soci di Ugf. È stata anche considerata l’eventuale esistenza di concerto fra Finsoe Spa, i suoi soci, i soci di Holmo S.p.A. (azionista di Finsoe) e fra questi e le cooperative azioniste dirette di Ugf e Lima Spa (azionista rilevante di Ugf con il 3,078% del capitale ordinario).

Si tratta di soggetti che, a conclusione della conversione, verrebbero a detenere circa il 16,8% del capitale di Ugf.

A tale riguardo la Commissione ha chiarito che l’acquisto, potenzialmente rilevante ai sensi del combinato disposto degli artt. 106, comma 1, e 109 del Tuf, non assumerebbe rilevanza ai fini opa in quanto la partecipazione complessivamente detenuta da tutti i suddetti soggetti – qualificabili come persone che agiscono in concerto fra loro, ai sensi del citato art. 101-bis, comma 4, del Tuf – si ridurrebbe da circa il 54% del capitale ordinario a circa il 48% del capitale Ugf post-conversione e alla riduzione della suddetta partecipazione complessiva non conseguirebbe una modifica degli assetti di potere in Ugf.

Ciò anche perché la riduzione della partecipazione detenuta da Finsoe in Ugf sarebbe parzialmente compensata dall’incremento e/o acquisto delle azioni ordinarie che – ad esito della conversione – i suoi azionisti arriverebbero a detenere in Ugf.

Considerate le peculiarità dell’azionariato di Ugf e dei suoi soci, la Commissione ha ritenuto che le modifiche dell’assetto partecipativo di Ugf derivanti dalla conversione non determinano un mutamento degli assetti di controllo della medesima società idoneo a comportare il sorgere dell’obbligo di opa.