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Home banking: responsabilità parziale del cliente che non nota l’hacker

Tribunale di Caltanissetta – Sentenza 3 novembre 2014, n. 495

Il Tribunale di Caltanissetta, con la sentenza in commento, è stato chiamato a dirimere una controversia in materia di corretto utilizzo dell’home banking e responsabilità parziale del cliente nel caso in cui non si accorga che sono stati disposti, sul suo conto corrente, ordini di bonifici illeciti.

Il Tribunale di Caltanissetta, nella persona del giudice Gaetano Sole, ha, infatti, sentenziato che il correntista, che utilizza il servizio di home banking per operare sul suo conto corrente, non è tenuto a controllare, ad ogni accesso, i singoli movimenti effettuati, ma se, dopo ripetuti accessi, non si accorge di ingenti ammanchi, allora può essere ritenuto parzialmente responsabile.

La questione trae spunto dalla richiesta di restituzione di denaro avanzata da una società nei confronti della banca presso cui era titolare di due conti correnti, in quanto, grazie ad un abusivo accesso telematico, un hacker aveva effettuato ordini di bonifico a favore di uno sconosciuto.

La società correntista additò la banca quale responsabile dell’accaduto, in quanto, a suo dire, non aveva predisposto un adeguato sistema di protezione dalle frodi informatiche.

La banca dal canto suo, si difese sostenendo di aver invitato i propri correntisti a munirsi del dispositivo di Otp (One time password) che avrebbe permesso un’autenticazione più sicura ed ha, inoltre, aggiunto che, dopo l’accesso attraverso user id e password, non era possibile sindacare il merito delle operazioni effettuate.

Relativamente al comportamento della banca, il giudice osserva, innanzitutto, che con la convenzione di home banking stipulata dalle parti, quest’ultima si era impegnata ad assicurare l’efficienza del sistema, nonché riservatezza e integrità delle informazioni con adeguata protezione da accessi non autorizzati. La banca era, dunque, tenuta alla diligenza del buon banchiere e al “maggior grado di prudenza e attenzione che la connotazione professionale dell’agente richiede”, e quindi ad adottare “misure idonee a garantire la sicurezza del servizio“.

Nel caso di specie, la banca non ha dimostrato di aver adempiuto esattamente a tali obblighi. Secondo il giudice nisseno, infatti, il codice-utente e la password di accesso “non possono ritenersi sufficienti ad assicurare un livello sufficiente di sicurezza” né la banca aveva dimostrato che il cliente non aveva custodito con diligenza le credenziali d’accesso. Inoltre, la banca avrebbe potuto attivare il servizio di alert tramite sms per consentire al cliente di fermare tempestivamente gli ordini di bonifico illeciti.

Relativamente, invece, al comportamento della società correntista, il Tribunale di Caltanissetta osserva che nessuna norma impone a quest’ultima di effettuare, ad ogni singolo accesso, un controllo puntuale della lista dei movimenti. Esaminando il solo saldo, però, avrebbe dovuto accorgersi dell’ingente ammanco di denaro, dato che i bonifici non autorizzati avevano superato i 70mila euro e quindi si sarebbe dovuta attivare immediatamente per richiedere il blocco del servizio di home banking.

Per tale ragione il Tribunale ha ritenuto non risarcibili, in base all’art. 1227 del codice civile sul “concorso del fatto colposo del creditore”, le sottrazioni di denaro successive alla data in cui la società aveva effettuato accessi che gli avrebbero consentito di rilevare gli ammanchi.

Consulta il testo integrale -> Tribunale di Caltanissetta – Sentenza 3 novembre 2014, n. 495

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