skip to Main Content
+39 091-6260146 info@creditofinanzanews.it  

Cassazione Civile - Sentenza 27 agosto 2014, n. 18325

Cassazione Civile – Sentenza 27 agosto 2014, n. 18325

Con la sentenza in commento la Cassazione ha sancito due importanti principi:

– non è nullo per indeterminatezza dell’oggetto il contratto di mutuo, tra una banca e un cliente, ove sia fatto riferimento ad un altro contratto che la banca abbia, a sua volta, stipulato con altro istituto di credito per procurarsi la provvista del denaro concessa a mutuo e dal quale possano derivare variazioni al rapporto contrattuale tra la banca ed il suo cliente (ad esempio, relativamente al tasso applicabile);

– è legittimo iscrivere ipoteca per una somma non coincidente con il credito garantito.

La Suprema Corte è stata, dunque, chiamata a pronunciarsi in merito ad un contratto di mutuo nel quale si faceva riferimento ad un contratto che la banca aveva a sua volta sottoscritto per procurarsi la provvista necessaria per concedere il mutuo al suo cliente.

Il cliente della banca aveva eccepito la nullità del contratto di mutuo per ragioni di indeterminatezza dell’oggetto e di difetto di forma scritta, in quanto non era stato portato a conoscenza dell’esistenza dell’ulteriore contratto di provvista stipulato dalla sua banca.

La Cassazione ha però sancito che è da escludere che la violazione dell’onere della forma scritta si abbia con la stipulazione per iscritto di clausole del contratto di mutuo con le quali le parti abbiano previsto l’eventuale utilizzo, da parte dell’istituto mutuante, di provvista in valuta estera, al fine di regolare, in tale eventualità, le singole semestralità di ammortamento del mutuo, quale rilevato al momento della scadenza delle singole rate.

Secondo la Cassazione, quindi, non è corretto parlare di recepimento del contenuto di un diverso contratto, non sottoscritto dal mutuatario, ma piuttosto della previsione della sua esistenza per variare, secondo fattori oggettivi, seppur aleatori, le condizioni del contratto di mutuo, cosi come in quest’ultimo convenute.

Con riferimento al secondo principio, invece, la Cassazione ha affermato che è legittimo il comportamento della banca che, nell’iscrivere l’ipoteca, indichi, come somma a garanzia della quale l’ipoteca è iscritta, un valore diverso e più alto rispetto all’entità del credito che la banca vanta al momento dell’iscrizione.

Il “principio di specialità” dell’ipoteca, che va rispettato al fine della validità dell’iscrizione ipotecaria, deve essere inteso nel senso che deve essere precisata la somma che costituisce il limite massimo della garanzia e deve essere precisato il titolo del credito, cioè la fonte dell’ obbligazione cui è riferita la garanzia ipotecaria, ma ciò non significa anche che tale somma deve coincidere con il credito garantito.

Back To Top