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Camera di Conciliazione e Arbitrato è uno strumento di risoluzione stragiudiziale delle controversie di derivazione legislativa

La Camera di Conciliazione e Arbitrato presso la Consob, così come l’arbitro Bancario Finanziario, è uno strumento di risoluzione stragiudiziale delle controversie di derivazione legislativa. Trova, infatti, il proprio fondamento normativo nella Legge 28 dicembre 2005, n. 262 (cd. legge sul risparmio) che, in risposta ai noti casi di dissesti finanziari dei primi anni 2000, ha predisposto ulteriori tutele per i risparmiatori, fra le quali l’istituzione di procedure di conciliazione e di arbitrato in ambito Consob per la decisione di controversie insorte fra i risparmiatori o gli investitori non professionali e le banche o gli altri intermediari finanziari, circa l’adempimento degli obblighi di informazione, correttezza e trasparenza previsti nei rapporti contrattuali con la clientela aventi ad oggetto servizi di investimento o di gestione del risparmio (fondi comuni) collettiva.

L’anzidetta legge ha poi ricevuto attuazione con l’emanazione del D.Lgs. n. 179/2007 e, successivamente, con l’emanazione della normativa secondaria da parte della Consob. In ultimo con il Regolamento, in vigore dal 1° agosto 2012, n. 18275 del 18 luglio 2012 che ha disciplinato l’organizzazione della Camera e le procedure.

La Camera di Conciliazione e Arbitrato non è competente per le controversie relative alla prestazione di servizi bancari (ad esempio: conti correnti, mutui, finanziamenti, carte di credito/debito, ecc.).

La Camera di Conciliazione e Arbitrato offre due possibili strumenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie:

• la Camera di Conciliazione Stragiudiziale;

• l’Arbitrato ordinario/semplificato.

La disciplina della conciliazione stragiudiziale, contenuta nel nuovo Regolamento Consob n. 18275/2012, rinvia al regime della conciliazione stragiudiziale di cui agli articoli 38 e seguenti del D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, relativo alla “Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia” e al decreto del Ministero della giustizia 23 luglio 2004, n. 222 recante il “Regolamento sulla determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione nonché di tenuta del registro degli organismi di conciliazione”.

Prima di inoltrare istanza di conciliazione, l’investitore deve avere già presentato un reclamo al proprio intermediario.

Una volta presentato il reclamo, l’investitore potrà procedere con l’istanza di conciliazione nelle seguenti ipotesi:

• la risposta dell’intermediario sia ritenuta insoddisfacente;

• in assenza di risposta da parte dell’intermediario, a condizione che siano decorsi 90 giorni (o un minor termine se previsto dall’intermediario) dalla presentazione del reclamo.

Valutata l’ammissibilità della richiesta e acquisito il consenso dell’intermediario ad aderire al tentativo di conciliazione, la procedura si svolge presso il domicilio del conciliatore individuato sulla base della vicinanza territoriale all’investitore, sull’esperienza e competenza del conciliatore, sulle materie oggetto di controversia e sull’esito delle controversie già assegnate al potenziale conciliatore.

Relativamente ai costi della procedura, è richiesto a ciascuna parte il versamento di una somma pari a 30 euro per le spese di avvio. Al termine del tentativo di conciliazione le parti dovranno poi pagare un compenso al conciliatore parametrato al valore della controversia.

Circa la durata della procedura, dal ricevimento della domanda di conciliazione alla Camera alla sua conclusione, non devono trascorrere più di 60 giorni, salvo proroga di ulteriori 60 giorni su richiesta delle parti o dello stesso conciliatore.

Se la conciliazione ha esito positivo, viene redatto un verbale con i contenuti dell’accordo, il quale, una volta omologato dal Presidente del Tribunale, costituisce titolo esecutivo nel confronti della parte inadempiente.

In caso di fallimento del tentativo di conciliazione, l’investitore potrà rivolgersi al giudice ordinario o, in presenza dei presupposti richiesti, all’arbitrato.

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