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Arbitro Bancario Finanziario per la risoluzione delle controversie

L’ Arbitro Bancario Finanziario è uno strumento di risoluzione stragiudiziale delle controversie di derivazione legislativa. Trova, infatti, il proprio fondamento normativo nell’articolo 128-bis del TUB introdotto dalla Legge 28 dicembre 2005, n. 262 (cd. legge sul risparmio). Si può rivolgere all’ ABF chiunque abbia controversie, in materia di servizi bancari e finanziari, con una banca o altro intermediario finanziario.

Il collegio arbitrale territorialmente competente decide, secondo diritto, entro 60 giorni dalla data in cui riceve le controdeduzioni dell’intermediario o dalla data di scadenza del termine per presentarle. La decisione, completa di motivazione, è comunicata alle parti entro 30 giorni.

Le sue decisioni non sono vincolanti e non hanno quindi l’effetto tipico delle sentenze del giudice. Se, però, l’intermediario non si adegua a quanto stabilito dal Collegio, la notizia dell’inadempimento è resa pubblica ed il danno all’immagine è notevole.

Il ricorso all’ ABF comporta un versamento da parte del ricorrente di 20 euro come contributo per le spese della procedura, che, in caso di accoglimento anche solo parziale del ricorso, verranno rimborsati dall’intermediario. Quest’ultimo sarà tenuto, inoltre, al versamento alla Banca d’Italia della somma di 200 euro, sempre a titolo di contributo per le spese di procedura.

Infine, l’ ABF è competente esclusivamente per le controversie riguardanti operazioni e servizi bancari e finanziari di valore non superiore a 100.000 euro. Tale limite viene meno nel caso in cui il cliente non chieda una somma di denaro, ma soltanto l’accertamento di diritti ed obblighi.

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